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Kenny Aronoff | Milano 10 Ottobre 2009

Lo scorso week-end a Gallarate si è svolto il 7° Festival Jazz, al quale partecipo da ormai diversi anni in veste di backliner - autista - aiutante palco - drum-technician all'occorrenza, più varie ed eventuali... Ma non è esattamente di questo che volevo parlare. Mi serviva solo come premessa per motivare l'occasione avuta al venerdì sera di essere a tavola a chiacchierare con Stefano "brush-man" Bagnoli e Riccardo Fioravanti (contrabbassista d'eccezione che gli appassionati del genere conosceranno certamente). Durante la cena si parlava di tante cose, tra le quali un argomento che comincio a sentire fin troppo spesso da parte di molti musicisti di livello, ovvero della serietà professionale riscontrabile dalla media dei musicisti italiani in confronto a quella riscontrabile all'estero.

 

Lo scorso week-end a Gallarate si è svolto il 7° Festival Jazz, al quale partecipo da ormai diversi anni in veste di backliner - autista - aiutante palco - drum-technician all'occorrenza, più varie ed eventuali... Ma non è esattamente di questo che volevo parlare. Mi serviva solo come premessa per motivare l'occasione avuta al venerdì sera di essere a tavola a chiacchierare con Stefano "brush-man" Bagnoli e Riccardo Fioravanti (contrabbassista d'eccezione che gli appassionati del genere conosceranno certamente).
Durante la cena si parlava di tante cose, tra le quali un argomento che comincio a sentire fin troppo spesso da parte di molti musicisti di livello, ovvero della serietà professionale riscontrabile dalla media dei musicisti italiani in confronto a quella riscontrabile all'estero. Posto il fatto che le considerazioni vertevano anche sulla realtà in cui lavorano fonici, tecnici vari, organizzatori eccetera qui in Italia... sentivo molte considerazioni negative su alcuni personaggi, riassumibili con la tipica definizione di "prime donne", o giù di lì... Gente che se la tira un po'... ha pretese un po' fuori luogo... si aspetta di essere trattato in un certo modo... ti tira scemo al sound-check per un'ora e mezza per dei cavilli ecc...
Ecco però... non è nemmeno di questo che volevo parlare.

Mi serviva come premessa per introdurre l'esperienza fatta sabato pomeriggio, lo scorso 10 ottobre, al Percussion Village di Milano (www.percussion-village.it), dove si è svolto il clinic di Kenny Aronoff.
Kenny è un personaggio "interessante". Scarpette ginniche tipo All-Star, jeans col risvolto e cintura borchiata, t-shirt nera, portafogli con catenazza al fianco e gli immancabili occhiali la cui definizione lascio a vostra più libera discrezione.
In pratica un rocker fatto e finito fin nel midollo.
Arrivato in negozio lo trovo che sta facendo il sound-check, un'ora e mezza circa prima del suo clinic. Dopo un po' di tempo ad osservarlo da fuori decido che ho il coraggio di entrare nella sala fono-isolata per apprezzarlo meglio. Coraggio davvero, perchè il buon Kenny ha una "pacca" che a 6 metri ti fa sentire ancora lo spostamento d'aria che ti pettina all'indietro! Ed io ero senza tappi per le orecchie...

Set Tama Performer B/B, nera. Cassa 22", tom 12" col tipico 10" a destra, timpani 14" e 16". Rullante signature in acciaio da 14"x6.5" posizionato inclinato quasi a 45°, con di fianco un altro rullo,  da 15"x4" sempre signature a opera di Tama, sempre in metallo, che ha spiegato derivare da un suo vecchio rullante Ludwig degli anni '20. Piatti Zildijan, 2 crash 18" posti davanti, un charlie da 15", che già tradisce la sua devozione per il sempre glorioso Bonham, con appena sopra due splash sovrapposti (quello sopra capovolto). Ride da 20" e crash da 20" sulla destra, entrambi della nuova serie Rezo che, dice, gli piace tanto.
Doppio pedale Iron Cobra con di fianco, per terra, un paio di battenti di scorta che i ragazzi di PV hanno voluto mettere lì... visto che l'ultima volta ne aveva rotto uno!

Beh, eccoci alla parte più importante: parte il primo brano, si mette gli ear monitor e comincia il clinic, con una sala piena zeppa ed il caldo che inizia a salire, a cui dà una vigorosa spinta il drumming di Mr. Aronoff, che definire "energico" è davvero un eufemismo.
Ragazzi: spinge che non se ne ha un'idea. Ha una "pacca" micidiale, una precisione micrometrica ed un groove che levati...
Il suo show si sviluppa su quasi 2 ore di tempo nelle quali ci delizia con una serie di brani tratti dalle sue infinite esperienze professionali (chiunque si sia fatto un giro sulla pagina della sua discografia sa di cosa sto parlando). Da Mellencamp a Rod Stweart, dal tributo a Buddy Rich a Tony Iommi (che scopro solo ora dopo più di vent'anni che si dice "aiommi" e non "iommi"!) & Glenn Hughes. Ha fatto anche un rapido escursus sul drumming di John Bonham, che a quel punto abbiamo capito essere un po' il suo idolo, tanto che a Los Angeles ha messo su una cover band dei Led Zeppelin che sta riscontrando mooolto apprezzamento! Sarò sincero: non ho idea dei titoli dei pezzi che ha suonato. Quasi nemmeno ricordo gli artisti che ha voluto considerare per il clinic. Fino a stamattina non sapevo nemmeno che sarei andato a scrivere questo articolo! (rendiamo grazie a Drumsportal!) Altrimenti mi sarei segnato tutto il segnabile per fare almeno finta di essere professionale!

Il punto però, secondo me, non è cosa ha suonato Aronoff, bensì cosa ha trasmesso ai presenti, con la sua sola presenza.
Kenny Aronoff è un professionista assoluto. Uno che è perfettamente conscio del fatto che dal 1980 in poi ha lavorato duro per costruire la sua carriera di session-man (date davvero un occhio alla pagina della discografia e farete caso subito al tipo di evoluzione delle sue collaborazioni dall'80 in poi) e tutt'ora lavora duro e sa che deve farlo per mantenerla.
Quando viene ingaggiato lui si sente "affittato" per il prodotto che sa offrire e si mette a completa disposizione del "compratore". Il suo uso del verbo "to hire" qui è perfetto. Non è un caso, dunque, che sia il turnista più richiesto al mondo in fatto di rock drumming.
E' preciso, nel suonare come nel fare. E' serio, concentrato: quando si lavora si lavora, quando si cazzeggia si cazzeggia. Non lascia spazio ad atteggiamenti da prima donna, non perde tempo a fare la rock-star (ha già quegli occhiali che fanno a sufficienza... hahah!). Se c'è da fare qualcosa per uno spettacolo o per una registrazione, prima si fa e si sistema tutto, poi se avanza tempo ci si rilassa.
Si scrive tutto, e quando dico tutto intendo proprio tutto! Se gli viene data la parte ok, ma se non gli vien dato nulla si prende la musica su cui dovrebbe suonare e si scrive uno spartito da sottoporre poi al produttore per approvazione, e suona leggendolo.
Ha svolto tutto il clinic leggendo. Ci ha mostrato i suoi spartiti e posso dire che sono scritti molto bene ma spesso fitti di informazioni aggiuntive che lui riporta per avere tutto il possibile lì, scritto, sul leggìo. Ha poi spiegato che uno degli elementi più importanti per la sua professione, ovviamente, è proprio il saper scrivere e leggere musica velocemente.

kenny_aronoff_vivioE' umile. Parlarci assieme è come chiacchierare con un amico che trovi al venerdì sera al pub.
Dopo il clinic e la sessione di autografi, attendendo di iniziare l'intervista si è fatto fare un filmatino dalla ragazza che lo accompagnava dove dice una roba tipo "hey, sono a Milano al Percussion Village, ho appena fatto un clinic!".
Insomma quel genere di filmato che poi fai vedere agli amici alla sera mentre ti bevi una birra... "oh, cacchio sono andato a Milano e mi hanno fatto pure l'intervista! guardate qui!"
Quando gli chiedi "come hai fatto a diventare quel che sei?" ti risponde sinceramente: "C'è da lavorare duro, per anni ed anni. Ho passione, che è quello che mi aiuta ad andare avanti, e tanta dedizione. Il resto... è la conseguenza".

Molti, me incluso fino all'altro giorno, si chiedono come abbia fatto ad arrivare così in alto con quello che fa. Dopotutto è un batterista rock/pop che non fa cose particolarmente complicate. Mediamente suona abbastanza "quadrato". 4/4, backbeat, poche complicazioni. Insomma una cosa che appare normale ed infatti non m'aspettavo di trovare queste grandi rivelazioni tecniche al clinic.
Beh... va visto e va sentito, possibilmente dal vivo. E' vero, non fa cose astruse, ma come le fa è il segreto che lo differenzia da molti suoi colleghi.
Spessissimo si leggono o si sentono suggerimenti di grandi batteristi che affermano che non è importante quanto complicato suoniamo, se sappiamo fare il doppio paradiddle con le casse mentre con le mani suoniamo in 13/18 col riporto a destra e l'accento sul 3 e mezzo, eccetera... eccetera..., ma è importante il groove che sappiamo tirar fuori da un "semplice" 4/4 diritto, alla AC/DC per fare un esempio.
Ecco, Kenny Aronoff è uno che ti sa rendere quel 4/4 una cosa davvero "oltre", estremamente complicata da suonare volendo metterci il giusto groove, che anche se non hai mai sentito parlare di groove ti accorgi che c'è perchè non puoi fare a meno di sentirlo.
Pare poco... ma è un insegnamento molto profondo se ci si pensa bene, di cui far tesoro e meditarci un po' su.

Ecco, concludendo, ora capite il perchè delle mie premesse all'inizio e come queste cose discusse con Bagnoli e co. si contrappongano ora nella mia testa a ciò che ho assaporato sabato pomeriggio davanti a questo personaggio, che direi esser stato... illuminante.
Un clinic davvero utile. Forse più di tanti altri che proponevano cose più complesse.

Viviano "Vivio" Crimella
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