Quale è stato il tuo percorso musicale dagli inizi fino ad oggi?
Ho imparato a suonare a forza di ascoltare e riascoltare i miei dischi preferiti, volevo suonare quelle cose e volevo capire come ci si riusciva. Mi allenavo senza una batteria vera, semplicemente con un paio di cuffie in testa e con delle bacchette (a volte non proprio bacchette!) in mano. Ad ogni concerto di piazza del mio paese mi sistemavo dietro il palco ad osservare il batterista e rubavo con gli occhi. E' così che ho imparato a suonare. Poi attorno ai 14 anni la mia prima vera batteria e da lì le prime band (la prima in assoluto fu "Diserzione", un progetto di quattro quindicenni dediti al rap-metal crossover di metà anni '90).
Quali sono i batteristi che più ti hanno influenzato?
Molti direi: cronologicamente Billy Cobham, Carl Palmer, Stewart Copeland (the Police), Tim Alexander (Primus), Gene Hoglan, Tomas Haake (Meshuggah), Danny Carey (Tool), Chriss Pennie (the D.E.P.), Gavin Harrison.
Quali sono i batteristi storici e quelli attuali che apprezzi di più?
Devo dire che tutto ciò che ascolto mi influenza in vari modi e scopro ogni giorno musicisti fenomenali come ad esempio Glen Kotche dei Wilco, assolutamente da conoscere. Poi potrei citare Billy Martin, Joey Baron (John Zorn, Laurie Anderson, ecc.), Zack Hill (Hella) e molti altri.. I batteristi storici credo siano sempre i soliti che si citano.. Non mi piace in generale la maggioranza dei batteristi italiani che affollano il mondo della musica pop o rock italiana, in particolare i professionisti del live e dello studio di registrazione. A volte sono dei boriosi didatti che ti insegnano più che altro ad avere uno stipendio a fine mese. Ti insegnano il ‘mestiere’, il 'come' si suona, non il 'perché'…
Parliamo della tua band gli Infernal Poetry, come nascono i pezzi?
Da quando sono entrato nella band, nel 2004, il modo di comporre è cambiato radicalmente. Il classico iter di affastellare riff su riff ha lasciato il posto ad una procedura molto più stimolante: si può partire da una cellula ritmica, a sua volta suggerita da particolari “visioni” a cui vorremmo dare una forma ritmica; si può partire da una parte vocale o da una frase; da una pulsazione del basso; da un “approccio” non ortodosso nella tecnica esecutiva, e così via… una suggestione chiama l’altra. Si prepara la pre-produzione delle canzoni, si registrano in studio le varie parti e infine si procede col mixing e la post-produzione che, in alcuni casi, a volte sembra quasi una ri-composizione degli elementi. E’ un processo che lascia aperte molte possibilità ed è sempre una sfida scegliere la forma definitiva di un disco.
… e per quanto riguarda le parti di batteria qual è il percorso che segui dall’idea iniziale all’arrangiamento finale?
Come dicevo, l’idea iniziale potrebbe essere anche un semplice groove di batteria. Altre volte è la batteria a plasmarsi su un tessuto chitarristico. Ad ogni modo mi piace arrangiare col mio strumento in maniera mai banale. La batteria può essere non solo ritmica, ma anche musicalità. Molto spesso ascolto batteristi che usano sempre i soliti cliché. Nel Pop, nel Rock, nel Metal estremo è abbastanza difficile trovare idee ritmiche innovative. Oggi le abilità tecniche (complici MySpace e YouTube) mi pare sembrino più esercizi ginnici che lo sforzo di esprimere musicalità, tant’è vero che molte “star” della batteria (a caccia di profitti) sponsorizzano veri e propri campionati di “agilità”! Mi piace invece suonare musica piuttosto che dare sfoggio della mia bravura e devo dire che il superamento di questo “egotismo” lo devo anche agli altri della band che non mi risparmiano giuste critiche quando esagero.
Con gli Infernal Poetry hai suonato nei più prestigiosi festival Metal italiani e non… cosa si prova a dividere il palco con i mostri sacri del metal mondiale?
Suonare in questi festival per me è importante a livello di audience: sono rare (per una band underground come la nostra) le occasioni di suonare di fronte a tanta gente e avere quindi la possibilità di farsi conoscere un po' di più, anche all’estero.. Naturalmente è motivo di grande orgoglio suonare sullo stesso palco di gente come Meshuggah, Dismember, Dillinger Escape Plan, Judas Priest, Slayer, Morbid Angel e tanti altri... ma non, scioccamente, per il fatto di vederseli vicino; quanto per dire: "Siamo sopra un palco che conta e, dopo anni a sputare il sangue, ce lo siamo meritato!" Tutto qui.
Come vedi la realtà musicale italiana?
Se intendi per "realtà" l'apparato discografico italiano ti rispondo: mailissimo! Siamo pieni di gente invidiosa e saccente che non pone attenzione a proposte musicali spesso innovative e coraggiose, credendo di poter investire nei soliti artisti e di ricavarne profitti. Se alludi invece allo stuolo di band che popolano questo paese ti dirò che, parallelamente alla situazione mondiale, l'era MySpace ha provocato una offerta allucinante di band a fronte di una stessa esigua domanda. Tutti registrano (taglia, cuci, incolla, plu-gin a go go e sono tutti fenomeni), tutti hanno visibilità, tutti hanno il promo nelle mani... ma poi le idee spesso latitano. Non fraintendermi ci sono un sacco di artisti validi in mezzo a questo magma indistinto di potenziali 'rockstar', ma sono molto poche…
Ci parli del tuo set…
Non ho mai posseduto batterie di alta qualità non potendomele permettere. Sembra assurdo ma è così. Ho una vecchia Pearl Export dell’83 con doppia cassa e attualmente sto usando una Basix cinese dal valore di 300 € scarsi (l’unica cosa di valore che ho è il mio arsenale di Paiste Signature e i pedali DW9000). Tempo fa non avevo neanche buoni piatti, anzi a volte me li facevo prestare per registrare in studio o addirittura ai concerti. Paradossalmente questa scarsità di mezzi, invece che limitarmi, mi ha insegnato a tirare fuori sempre il massimo dal poco che si ha. Ho imparato a capire la nota che un tamburo ti può dare e ad accordarlo secondo l’idea di suono che avevo in mente. E’ molto importante cercare il “proprio” suono.
Hai altri progetti musicali oltre a Infernal Poetry?
Dal 2000 ad oggi si sono succedute innumerevoli band e progetti estemporanei, tra cui Paraphernalia (un metal molto influenzato dal jazz, dall’elettronica), i Priority con Janos Murri (ex-Resurrecturis), gli Infernal Poetry (band in cui suono stabilmente dal 2004) i Resurrecturis (con cui collaboro in studio e live come session), e vari lavori solisti come Urmuz, il progetto Square Octolux col fido Manuel Coccia, Dandruff and Baldness (per saperne di più andate su www.myspace.com/urmuzprojects), musica bislacca e fuori da ogni grazia del Signore. Poi Midway Wagner (drum ‘n bass strumentale e d’improvvisazione) con Daniele Bertinelli alle macchine e ai campionatori. E infine il progetto Marginalia (assieme a Wolfgang Suessenbeck dei Darkside e Demolition alla voce) dove ho scritto tutti i pezzi e registrato ogni strumento da solo. Il disco è ancora in fase di mixing e dovremo aspettare un po’ prima che sia pubblicato e che sia pronta la band che sto mettendo in piedi per i live.
Progetti per il futuro?
I Marginalia, nuovi dischi con Infernal Poetry, avere un fottutissimo endorsement che inseguo da 6 anni inutilmente, riuscire ad insegnare batteria in una scuola a tempo pieno e poterci campare. Può bastare…
Hai degli allievi? E che metodo di studio proponi?
Sì, insegno privatamente e solamente a due allievi, poca cosa purtroppo. Il metodo? Pratica e teoria e già dal primo mese essere in grado di suonare una canzone, un 4/4 banalissimo e con massimo due fill! La gente va stimolata, se no perde interesse… Bisogna suonare già da subito anche se non si sa fare nulla, fare figuracce, andare allo sbaraglio, liberarsi da tutte le stupide paure e ritrosie che abbiamo. E’ questo che cerco prima di tutto di insegnare ad affrontare.
Che consiglio daresti ad un giovane che si avvicina al mondo della batteria?
Consiglio di vedere sempre questo strumento in funzione della musica che si vuole esprimere. La batteria incorpora elementi tribali (i tom), marziali (il rullante), spirituali (i piatti) e così via… La scommessa sta tutta nel creare rapporti tra questi ambiti, giocare con il ritmo e con gli elementi. Suonare come un rullo compressore o suonare melodicamente, facendo persino emergere le note dalle pelli o dai piatti… Suonate ciò che volete ma con consapevolezza!
Ringraziandoti per la tua disponibilità, lascia a te l’ultima parola!
Visitate le mie pagine www.myspace.com/urmuzprojects e www.myspace.com/alessandro_urmuz_vagnoni dove troverete estratti audio da alcuni miei progetti e varie info.. Supportate gli Infernal Poetry (www.myspace.com/infernalpoetry) e tutte le altre band in cui sono coinvolto. Scrivetemi pure per qualsiasi cosa all’indirizzo
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Grazie per la splendida vetrina che mi avete offerto!
a cura di Christian Parisi
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www.myspace.com/christianparisi
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