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ENRICO MATTA - SUBSONICA - Gen 2004

Enrico Matta (Subsonica) - Batterista Rock di Gennaio 2004
a cura di Diego Galeri

matta95
Scheda anagrafica
Nome: Enrico
Cognome: Matta
Nato a: Torino
Il: 24.09.1971
Abitante a: Torino

Sei autodidatta o hai seguito un iter di studi ben preciso?
Io mi reputo molto fortunato ad aver iniziato subito a studiare con ottimi maestri. Inizialmente con Giorgio Gandino, carismatico percussionista dell’orchestra del Teatro Regio e della Rai di Torino, che da piccolino mi ha insegnato i rudimenti e la lettura e successivamente con Marco Volpe e Bruno Astesana che hanno saputo ampliare il mio vocabolario ritmico e aiutarmi ad evolvermi verso uno stile più personale. Significative sono state anche le esperienze di seminari nel contesto di Umbria Jazz.

Sai leggere la musica e come giudichi il tuo livello di preparazione musicale?
Sicuramente aver imparato presto a leggere la notazione ritmica è stato e continua ad essere fondamentale per studiare: credo che ci sia sempre da imparare. Inoltre, molto spesso, trovandomi con lo strumento ad arrangiare la ritmica di un brano, trovo utile trascrivere la parte che suono, anche solo per fissarla e ricordarla, tipicamente quando non ho la possibilità di registrarmi. Talvolta mi capita anche di segnarmi in un angolino della pelle sabbiata del timpano qualche nota sulle strutture più complesse.

Perchè hai iniziato a suonare la batteria e non un altro strumento?
Mio padre, medico nonché organista e arrangiatore, e mio nonno, direttore della banda di Alba, mi hanno trasmesso la passione per la musica. La scelta della batteria fu credo piuttosto naturale perché ero attratto soprattutto dal ritmo, per cui ogni volta che mi trovavo a tiro di una cucina tiravo fuori dagli armadi le pentole e mi mettevo a percuotere tutto in maniera forsennata. Questa passione non sfuggì a mia nonna, che mi regalò la prima batteria giocattolo quando ancora non andavo a scuola. Naturalmente la prima cosa che feci fu quella di utilizzare il pedale per giocare a pallone.

Sai suonare un altro strumento oltre alla batteria? Se si quale?
So mettere più o meno a caso le mani sulle tastiere, quel tanto che basta per crearmi delle basi su cui studiare o sperimentare con la batteria e talvolta per sviluppare qualche idea di pezzo programmando una linea di basso, di batteria elettronica o un loop.

Partecipi alla composizione dei brani nella tua band? E agli arrangiamenti?
Seguo tutto il percorso creativo ma il mio ruolo risulta maggiormente significativo nel momento degli arrangiamenti ritmici, che possono partire da un’idea con gli strumenti in sala prove oppure da una traccia di batteria elettronica, da un sample ritmico piuttosto che dal beat di un disco che ci possa piacere.

Esegui assoli durante I concerti? Se si come li concepisci? Se no perchè?
L’assolo inteso come momento in cui il batterista inizia a produrre funambolismi di ogni sorta mentre gli altri musicisti scendono dal palco a bersi una birra, penso che non abbia più molto da dirmi. Trovo comunque più stimolanti i soli costruiti sopra un supporto ritmico o armonico. Devo ammettere comunque che questa è una convinzione maturata nel corso degli anni. Provo ancora un certo imbarazzo quando Davide e Samuel, tastierista e voce dei Subsonica, mi ricordano che la prima volta che ci siamo conosciuti nell’89 al Centro Jazz di Torino e mi hanno chiesto di sostituire il batterista del loro gruppo di cover per un concerto in birreria, io ho accettato a condizione che nell’intervallo potessi eseguire un assolo. Naturalmente si trattava del mio principale tormentone, “Island magic” di Weckl!

Nell’ultimo live dei Subsonica ci sono comunque dei momenti in cui la batteria è in primo piano ma sempre in funzione dei pezzi e del groove piuttosto che del virtuosismo: in uno di questi ad esempio utilizzo tutti i miei supporti elettronici ed effettistici (suoni campionati, loop triggerati dai pad, delay sul charleston) per ricreare un beat jungle registrato in studio con diverse sovraincisioni di batteria acustica.

Si può vivere di musica rock in Italia?
Credo che se io non fossi stato così fortunato a poter costruire e seguire un progetto come quello dei Subsonica, difficilmente la musica sarebbe anche il mio lavoro.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare quello che fai tu?
La linea dell’originalità alla fine è quella che da più soddisfazioni e ripaga di tanti sforzi. Il consiglio principale è quello di costruire uno stile molto personale e riconoscibile. E poi lavorare in un gruppo penso che sia molto più nobilitante rispetto alla linea di un progetto individuale e solistico.

Hai sempre suonato musica rock o ti è capitato di suonare anche in altri contesti?
Personalmente non mi ritengo un batterista “rock” nel senso tradizionale del termine. Mi posso ritrovare in una accezione più estesa di questa classificazione se si può ritenere “rock” anche un live set dei Chemical Brothers o degli Underworld sul cui palco non c’è neanche uno strumento acustico ma l’attitudine è la stessa che si può trovare in un concerto punk. Detto questo posso dire di aver suonato anche in contesti molto diversi sia jazz che pop come ad esempio il quintetto di Diego Borotti, ottimo saxofonista torinese con cui ho suonato anche ad Umbra Jazz o la tournèe di Ornella Vanoni. In questo periodo in cui i Subsonica sono fermi sto seguendo i concerti di un artista che stimo particolarmente, Frankie HiNrg.

Cosa pensi dei batteristi che suonano Jazz?
Li stimo e li apprezzo anche se quel tipo di linguaggio lo trovo un po’ ostico. Fra i tanti che hanno scritto pagine memorabili, il batterista a cui sono più legato è sicuramente Max Roach.

E di quelli che suonano liscio?
Li ammiro per la capacità che hanno di mettersi completamente al servizio della musica che suonano.

Ci racconti qual’è stato l’episodio più divertente della tua carriera?
Ce ne sono diversi molto gustosi. Tralasciando quelli più trash, uno che ancora suscita ilarità con i miei compagni di viaggio subsonici si è verificato alla fine di un concerto credo in Friuli: dopo l’ultimo pezzo, essendo salito da vera rockstar praticamente in piedi sopra la batteria per i saluti, sono caduto rovinosamente dalla pedana rotolando fino a bordo palco facendo comunque ancora ciao con la manina. Non male è stato anche l’epilogo dell’ultimo concerto a capodanno con i Subsonica in cui sul palco sono arrivati un branzino e un’orata freschi.

E quello più imbarazzante?
Sicuramente risale ai tempi del tour italiano di Ornella Vanoni. Eravamo credo a Firenze. Lei non aveva una scaletta fissa per gli ultimi brani, per cui verso la fine del concerto si gira verso i musicisti indicando il pezzo da eseguire. Io chiaramente lo confondo con un altro che per altro partiva con un fill di batteria bello evidente. Stacco quattro, eseguo convintissimo la mia intro e mi ritrovo a suonare le prime due battute da solo con tutti gli altri musicisti pietrificati. Lei si rivolge verso di me, capisco la situazione e mi fermo nel silenzio più totale della platea. Imbarazzo vero. Di quello per cui ti metti a stringere tutte le viti del pedale in modo da avere una scusa per nasconderti dietro alla batteria.

Il batterista generalmente si trova ad aver a che fare anche con problemi meccanici (aste rotte, pedali smontati, viti piegate, cordiere difettose), che rapporto hai con il bricolage?
Un ottimo rapporto. Però verso la batteria ho sempre avuto una sorta di timore reverenziale. Solo ultimamente mi sono spinto a bucare un fusto per montare una sordina.

Batteristi e motori, nel corso della storia il batterista rock ha sempre manifestato una passione spiccata per i motori ed in particolare per le moto, anche per te è così?
Per quanto riguarda le due ruote mi sono fermato a un Fifty dell’85.

Che rapporto hanno i tuoi familiari (moglie/fidanzata/figli, padre/madre, sorelle/fratelli) con la tua professione?
Una scelta professionale in cui spesso non esistono sabati e domeniche, spesso gli impegni non sono programmati, non esiste un orario di lavoro, non è facile da accettare. Mi reputo molto fortunato ad aver trovato persone disposte a condividere questa mia dimensione.

Suonare la batteria rock spesso implica un grande dispendio di energie e molta fatica, cosa fai per mantenere il tuo fisico in allenamento?
Assolutamente nulla. Soprattutto per motivi di tempo, per non dire di pigrizia, non pratico alcuna forma di sport: ho una elasticità fisica pari a quella di un palo della luce e una resistenza alla fatica pari a quella dell’omino senza pila duracell. Per fortuna riesco a ricondurre lo sforzo di suonare la batteria più a una questione nervosa che di muscoli.

Elenca le tre cose che fai prima di salire sul palco a suonare.
Solitamente faccio qualche esercizio di riscaldamento per le dita ma senza bacchette. Poi mi cimento con l’ormai irrinunciabile rito basato sul trittico Red bull, Vodka lemon e Ginseng.

Elenca le tre cose da non fare assolutamente prima di salire sul palco a suonare.
Con i Subsonica cerchiamo sempre una sorta di complicità e compattezza fra noi cinque prima di iniziare a suonare. Cerchiamo quindi di evitare le discussioni, tanto più quelle animate, che inevitabilmente ucciderebbero il feeling sul palco. Sempre meglio rimandare a dopo il concerto. Allo stesso modo cerchiamo un minimo di intimità per mantenere la concentrazione nei camerini cercando di non trasformarli in una bolgia tipo mercato delle pulci di Istanbul il 15 agosto, cosa che per altro succede regolarmente.

Elenca le tre cose peggiori che hai fatto prima di salire sul palco a suonare e che non rifaresti mai più.
Sicuramente quella peggiore è stata il bere in un’unica golata una lattina di una qualche bevanda praticamente congelata con l’intro del concerto già partita, svenire per un principio di congestione nel corridoio che porta al palco del PalaMazda (o come si chiama adesso) esaurito e suonare il primo set rischiando di accasciarmi sulla batteria.

BATTERISTA ROCK IN CUCINA
La ricetta culinaria del mese consigliata da Enrico Matta
Fai scaldare 2 cucchiai di olio in una padella abbastanza grande da contenere comodamente il prodotto. Versa il contenuto della busta ancora surgelato, e cuoci a fuoco medio per 7 minuti, mescolando di tanto in tanto…


Suonare rock in studio

Qual'è per te l'orario migliore per registrare le tracce di batteria?

Per me non esiste l’orario migliore. La condizione è che sia sufficientemente lucido e non troppo stanco.

Ci sono riti particolari che compi prima di iniziare una session di registrazione?
No.

Secondo te qual'è il modo per poter ricreare e registrare in studio il feeling e l'energia di un concerto live?
Riascoltando le mie registrazioni di concerti piuttosto che di session in studio mi rendo conto che sia piuttosto uno stereotipo il considerare coinvolgenti le prime e fredde le seconde. Il groove è qualcosa che ci può essere o non essere indipendentemente dal fatto che tu stia suonando davanti a 20000 persone o in un gabbiotto insonorizzato. E fra l’altro la percezione che hai di ciò che stai suonando dal vivo non sempre viene confermata dagli spettatori o dal riascolto della registrazione. Più di una volta mi è capitato di ascoltare nastri di concerti che avevo vissuto con grande intensità ed energia e che in realtà risultavano affrettati e slegati.

In studio: click o non click?
Uno dei riferimenti principali del sound del gruppo è la musica elettronica in cui tipicamente i pezzi nascono con un bpm molto preciso, quindi finora sempre click. Senza contare che molto raramente abbiamo suonato tutti insieme in presa diretta quindi un riferimento metronomico diventa indispensabile.

Ti occupi direttamente degli aspetti tecnici relativi alla registrazione (microfonaggio, setting degli effetti ecc…) o preferisci affidarti al produttore/fonico di turno?
Quasi sempre dall’altra parte del vetro, quando si registrano le batterie, c’è Max Casacci. Lui, in quanto produttore del gruppo, mi ha molto stimolato a costruire un sound particolare. Ogni volta che si registra una batteria, insieme a Gianni Condimix, abile tecnico della Casasonica di Torino, non poniamo limiti alla sperimentazione sul posizionamento, il tipo dei microfoni, le accordature della batteria e su tutti gli aspetti tecnici della ripresa. Una volta mi sono anche trovato a registrare una batteria in bagno.

Durante le registrazioni ti piace improvvisare o preferisci preparare tutte le tue parti prima di entrare in studio?
Sono capitate entrambe le cose. Alcune parti sono state preparate per mesi, soprattutto quelle in cui ho utilizzato delle sovrapposizioni di più batterie, altre sono nate improvvisando completamente in studio. Forse le take più interessanti ed intense, tipo “Giungla Nord” e “Dentro i miei vuoti”, sono state concepite e registrate nello stesso momento.

La batteria che usi in studio è la stessa che usi in tour o preferisci utilizzare strumenti/set diversi?
Ormai uso lo stesso set da tempo sia in studio che dal vivo.

Elenca i tre batteristi che più ti hanno influenzato e perchè
Ho bisogno di un po’ più di spazio per rispondere a questa domanda. Negli anni 80 e nei primi 90 credo che il mio percorso sia stato piuttosto comune: i miei riferimenti principali sono stati Gadd, Weckl, Colaiuta, Porcaro e Copeland. La fusion e il jazz erano al centro della mia attenzione. Ho passato molto tempo ad ascoltare, trascrivere e cercare di imitare: in questo ero molto determinato. A partire dal ’95 ciò che mi ha maggiormente influenzato è stata invece la scena elettronica e dance. Senza scomodare episodi di sperimentazione più estrema della Ninja Tune, tipo Coldcut o DJ Food, i miei riferimenti sono stati principalmente i Chemical Brothers, i Prodigy, Roni Size e Goldie. E’ sicuramente anomalo il fatto che stia considerando dischi in cui non esiste un batterista che abbia suonato: tuttavia trovo che questi progetti, partiti dal riciclo di materiale sonoro preesistente, abbiano avuto intuizioni geniali, che mi hanno ispirato molto rispetto al beat, al groove, all’attitudine e che mi hanno allontanato dal tecnicismo piuttosto fine a se stesso su cui mi ero concentrato in precedenza. Della scena recente, fra i batteristi che in qualche modo hanno recepito questo tipo di stimoli, mi colpiscono Paul Kodish degli Apollo440, Ahmir Thompson dei Roots, Yuval Gabay dei Soul Coughing e Richard Thair dei Red Snapper. Detto questo devo dire che ultimamente mi hanno veramente stupito lo stile di Dave Grohl nel disco dei Queens of the Stone Age e i suoni adottati da Jerome Dillon negli ultimi dischi dei Nine Inch Nails.

Elenca i tre batteristi dai quali ti sei guardato bene dall'imparare qualcosa e perchè
Io credo che, senza retorica, ci sia sempre qualcosa da imparare da qualcuno che condivide una grande passione per questo strumento. Poi naturalmente ci sono batteristi che ti fanno vibrare più di altri.

Elenca tre musicisti non batteristi che ti hanno influenzato particolarmente
Sono molti…

Music Business

Far parte di una band significa spesso doversi occupare di questioni che hanno poco a che fare con il proprio strumento, rapporti con la casa discografica, interviste videoclips e promozione in genere, gestione del sito internet della band, rapporti col Fans Club, Merchandise ecc.,  ti occupi di alcuni di questi aspetti nella tua band? Se si di quali, se no perché?
Mi occupo di molti aspetti logistici e organizzativi, un po’ meno della parte promozionale. In particolare curo direttamente la gestione e programmazione di
www.subsonica.it. I Subsonica non considerano il proprio sito come una semplice appendice necessaria, ma come uno dei canali principali, diretti e senza intermediari, che permette di comunicare e interagire con l’esterno. È una realtà fondamentale su cui hanno investito molto tempo e energie e da cui traggono molti stimoli.

E’ ormai consolidato che il music business in Italia sia in crisi profonda, quali pensi siano le cause che ci hanno portato ad una situazione simile e quali sono dal tuo punto di vista i rimedi per risollevarne le sorti?
Questo tema è piuttosto complesso. Sicuramente un primo punto è che i cd costano veramente troppo. E la diffusione dei canali in rete per la fruizione gratuita della musica ne sono una naturale conseguenza. Un secondo punto è legato alla miopia della maggior parte delle etichette discografiche, la cui logica legata il più delle volte unicamente al profitto immediato le condurrà verso un futuro piuttosto buio. Aggiungo però che le band tipo i Subsonica che hanno costruito la propria credibilità su una dimensione live molto intensa, su più di 500 concerti nelle situazioni più disparate, piuttosto che su un’immagine artefatta attraverso i media e supportata da un ritornellino stagionale, risentono molto meno di questo periodo di crisi.

Credi che ci sia spazio per la musica rock italiana al di fuori dell’Italia? Hai o hai avuto esperienze musicali all’estero?
Ci sono state solo due sortite all’estero, in Giappone alla fiera di Osaka e al Midem di Cannes. Per ora i Subsonica non hanno mai avuto un progetto preciso per uscire dall’Italia. Sarà uno degli argomenti del prossimo anno.

Elenca i 5 groove fondamentali per te
Ce ne sono veramente tanti che mi hanno ispirato in questi anni, fra quelli che in questo momento mi vengono in mente ti posso citare “Is Chicago, is not Chicago” dei Soul Coughing, “Georgy Porgy” nella versione di “Live in Paris” dei Toto, “Oakland stroke” dei Tower of power, “Firestarter” dei Prodigy, “Warning” dei Freestyler, “Under the influence” dei Chemical Brothers e poi come non menzionare il signor Ferrone, ad esempio quello di “Skin Trade”. Ma se rispondessi domani ti darei 5 titoli diversi.

E i 5 fills più belli della storia
I fill di “Every little thing she does is magic”, il fill campionato di “Not another drugstor” dei Chemical brothers, il fill finale di “Light years” dell”Elektric band nella versione live per citare tre cose che fra di loro non hanno assolutamente nulla in comune. E mi stavo dimenticando i fill di Manu Katchè in “In your eyes” nella versione live vhs di PoV.

E i 5 brani più belli nei quali non ci sia la batteria
Sono moltissimi. Dico solo che in questo momento sto ascoltando “Music for airports” di Brian Eno.

3 domande solo per Enrico

Dal vivo usate basi preregistrate/campionatori/sequencer?
Se si, chi e come li gestisce sul palco?

Il click ci accompagna dall’inizio alla fine della scaletta. Utilizziamo per quasi tutti i pezzi una traccia preregistrata su un Tascam MX2424 con effetti e pattern ritmici di rinforzo che non potrebbero essere riprodotti altrimenti. Uso dunque un piccolo mixer per avere in cuffia il bilanciamento fra il click delle sequenze registrate, il click che io controllo per i pezzi senza base e il mio ascolto di ciò che è suonato. Lo start lo preme il tastierista indipendentemente dal fatto che io abbia o meno le cuffie in testa. Sadico.

Negli albums della tua band spesso il suono della batteria è molto “trattato”, quando registri le basi hai già in mente come sarà il sound finale o è un aspetto della produzione che viene affrontato in un secondo tempo?
Solitamente il suono viene concepito durante la fase di registrazione e spesso influenza direttamente la parte da eseguire. Esempio classico è l’utilizzo dell’eco. Mi pare molto stimolante l’espediente di costruire un beat utilizzando il delay - magari sull’hi hat o sul rullante - come strumento del batterista piuttosto che come effetto aggiunto a posteriori e senza essere ascoltato in fase di esecuzione.

Quali sono gli aspetti del tuo lavoro che non sopporti e quelli invece di cui non potresti fare a meno?
Nella fase creativa e compositiva la sperimentazione ha un ruolo fondamentale. Una volta che il pezzo è fissato e registrato gli spazi di variazione rimangono minimi.


Per concludere…

Hai uno o più endorsment?
La batteria è DW e i piatti sono Paiste e sono completamente soddisfatto degli strumenti che sto utilizzando. In queste ultime settimane ho avviato una collaborazione con Luca Deorsola della Drumsound  per lo sviluppo dei suoi nuovi rullanti in metallo e, dati gli ottimi risultati, penso che integrerò nel set un rullante in bronzo da 14”x4” e un rullante in rame da 14”x6,5”.

Ci descrivi il tuo set attuale?
Cassa 22”x18” e tre tom 12” e 14” e 16” compongono il set di base per il live, integrato dagli ormai classici tre rullanti: a partire dalla mia sinistra un 14”x5” al limite inferiore della tensione delle chiavette, un 10”x6” molto acuto e un 14”x5” in rame. Piatti Paiste: da sinistra a destra un hi-hat signature 14”, un crash signature 18”, un hi-hat chiuso signature sound edge 13”, un crash 16” signature, un ride traditional 22”. I suoni elettronici provengono tutti da un campionatore pilotato dalla più classica delle centraline Roland a cui sono collegati quattro pad sparsi per il set. Nell’ultimo tour di “Controllo del livello di rombo” ho integrato nel mio set un microfono posizionato sotto il charleston e collegato ad un’eco per chitarra del mio rack. Questo è il set consolidato che utilizzo ormai da tempo con i Subsonica. Con Frankie HiNrg sto invece usando un set ridotto suddiviso in due parti: rullante 14”x5” e hi hat a sinistra e rullante 10”x6” al posto del primo tom con hi hat chiuso a destra.

Quali sono i tuoi progetti immediati e futuri?
Seguirò fino a marzo compreso il tour di Frankie HiNrg dopodiché rientrerò nei “ranghi” per l’inizio del nuovo disco dei Subsonica.


Per contattare Enrico Matta vi invitiamo a visitare il sito ufficiale dei Subsonica al seguente indirizzo: www.subsonica.it

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Febbraio 2007 16:19  

Batterista Rock del Mese | Latest

Dario Ciccioni - EmpYrios - Aprile 2009

12 Mag 2008 Hits:3100

Sei autodidatta o hai seguito un iter di studi ben preciso? Ho mosso i primi passi nel mondo della batteria da autodidatta, suonando sui tanti dischi che fortunatamente avevo in casa....

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