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Federico Filonzi - Magazzini della Comunicazione - Feb 2007

Scheda anagrafica
Nome: Federico
Cognome: Filonzi
Nato a: Chiaravalle (An)
Il: 17.08.1976
Abitante a: Chiaravalle

:: Sei autodidatta o hai seguito un iter di studi ben preciso?
Ho iniziato a studiare la batteria all’età di 10 anni con il M° Sauro Turchi (attuale primo timpanista dell’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo) a Chiaravalle; nel 1992 ho avuto il piacere di effettuare un corso di studi jazz e latin con Massimo Manzi a Senigallia. Nel 1993 ho studiato, ma per brevissimo tempo, con Alfredo Golino a Brescia e per ultimo, ma non certo per importanza, ho studiato con Walter Martino (batterista dello storico gruppo progressive Goblin) a Roma.

:: Sai leggere la musica e come giudichi il tuo livello di preparazione musicale?
Da sempre ho l’idea che una buona preparazione teorica e tecnica possa essere di grande aiuto nelle situazioni più disparate ed impensabili (tipo suonare con una band, o big band per la prima volta in concerto). Per questo motivo ho deciso di diplomarmi al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro in Teoria e Solfeggio; diploma conseguito nell’anno 2000 da privatista.

:: Perché hai iniziato a suonare la batteria e non un altro strumento?
A dire la verità, essendo “figlio d’arte” (mio nonno era trombettista e M° di musica, i miei genitori suonano entrambi), il primo strumento che ho scoperto fu il pianoforte, credo abbia avuto più o meno 5 anni; poi un breve passaggio alla fisarmonica, davvero breve; una parentesi bassistica verso i 9 anni. E finalmente, un giorno come un altro, ho giocato l’effetto sorpresa sui miei dicendo: “Voglio suonare la batteria”, affermazione che spiazzò abbastanza dato che in casa vi era pianoforte, chitarra, basso! Non fu un’infatuazione infantile, per fortuna…
Il perché? Me lo chiedo ancora, anche se una parte potrebbe essere dipesa dal fatto che vidi un concerto, il mio primo concerto, di Luca Carboni in Ancona (avrò avuto 10 anni), dove mi colpì particolarmente tutti quei tamburi e piatti di cui il batterista di allora disponeva. Mi arrivò per tutta la sera una certa vibrazione.

:: Sai suonare un altro strumento oltre alla batteria? Se si quale?
Nel corso del tempo ho abbandonato il pianoforte (credo di saper suonare all’incirca 10 accordi…), ogni tanto prendo un plettro ed una chitarra (ed in questo caso gli accordi divento 12!), mentre ho continuato a suonare il basso (ed un certo periodo mi sono ritrovato a registrare i provini per il disco dei Madreblu del 2004).

:: Partecipi alla composizione dei brani nella tua band? E agli arrangiamenti?
Ho sempre visto il momento compositivo come l’azione principale della coesione di una band, per questo cerco continuamente di prendere parte alla stesura delle parti principali ed in un secondo momento anche degli arrangiamenti. Credo non vi sia cosa più bella di poter scambiare idee e punti di vista con persone che stimi ed alle quali sei legato, musicalmente ed emotivamente.

:: Esegui assoli durante I concerti? Se si come li concepisci? Se no perchè?
In passato, durante il mio periodo di massima espansione tecnica (avevo più o meno 17 anni), adoravo il momento degli assolo in concerto, credevo che in quel dato istante potessi esprimere il massimo a livello di musicalità e performatività. Partivo da un’idea base che poteva essere un fraseggio o un ritmo per poi ampliare di volta in volta con nuovi elementi ritmici-musicali.
Poi sono cresciuto e aggiungerei fortunatamente, grazie all’ascolto di un batterista che faceva del groove e dell’accompagnamento il suo abc; una macchina per esecuzione, un cuore per portamento: Jeff Porcaro. Oggi non eseguo assolo a scaletta, se capita non mi tiro indietro, ma direi proprio che non sia alla base del mio ragionare e credo batteristico.

:: Si può vivere di musica rock in Italia?
Ritengo che il rock rappresenti una delle espressioni musicali più aperte di cui si possa disporre. Vivere apertamente fuori dai cliché è difficile, specialmente in un mondo dove quasi tutto è sottoposto a schemi e schematizzazioni. Vivere di musica rock è una non semplice operazione, anche grazie a chi governa il mercato musicale, tuttavia si può vivere con il rock dentro!

:: Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare quello che fai tu?
Mi è capitato spesso di trovarmi a rispondere a questa domanda. Ci sono così tanti giovani oggi (non che io sia vecchietto eh!) bravi e preparati che non trovano spazio e così chiedono consigli per riuscire a trovare una soluzione. Il consiglio? Fare quello in cui si crede e scegliere ciò che veramente possa darti la possibilità di esprimere se stessi nella forma d’arte più congeniale. Non vuole essere retorica, ma pratica per la soddisfazione personale.

:: Hai sempre suonato musica rock o ti è capitato di suonare anche in altri contesti?
Posso dire di aver attraversato quasi tutti i generi musicali; una scuola davvero importante per non trovarsi davanti a difficoltà impreviste. A 14 anni suonavo nella Banda Cittadina del mio paese, a 16 in una Big Band il cui repertorio spaziava da Santana a Glenn Miller, da Duke Ellington ad Herbie Hancock. A 18 musica prettamente funky e acidjazz dagli Incognito ai Brand New Havies, da James Taylor Quartet ai Push. A 20 ho fondato un tributo ai Red Hot Chili Peppers, poi è nato un tributo ai Rage Against the Machine. Direi che ho avuto una bella ed interessante esperienza variegata di stili e situazioni.

:: Cosa pensi dei batteristi che suonano Jazz?
Per parlare di batteristi jazz devo fare una premessa: quest’anno mi sono laureato in Mestieri della Musica e dello Spettacolo presso l’Ateneo di Macerata ed ho avuto il piacere e l’onore di essere seguito per la preparazione e discussione della Tesi (uno studio sulla batteria nelle Marche con premessa riguardo la storia dei batteristi e sul ruolo che hanno avuto in passato) dal Professore Vincenzo Caporaletti, musicologo di altissimo livello che ha scritto un bellissimo libro, “I processi improvvisativi nella musica” [2005, Libreria Musicale Italiana], nel quale sono riportate interessanti e nuove teorie di approccio musicale.
Ebbene, durante il lavoro insieme, egli mi ha introdotto alla storia dei batteristi jazz dagli anni Venti in poi, una serie infinita di nomi e di stili batteristici. Risultato: c’è del jazz in tutto ciò che ascoltiamo e suoniamo. Spesso ascolto dischi di Buddy Rich, Chick Webb, Max Roach, Jack De Johnette. Apprezzo i batteristi del mondo jazzistico, anche se vorrei facessero meno “faccette” durante l’esecuzione! (Scherzo!!!).

:: E di quelli che suonano liscio?
Il liscio non è esattamente un genere di musica che mi diverte o appassiona. Tuttavia, ad onor del vero, ho un aneddoto da raccontare. Nel 1996 sono stato a suonare in Germania, una serie di concerti fra Lubeck e Hamburg; spesso vi erano italiani che venivano per sentire le canzoni della loro madrepatria e per cantarle a squarciagola! E così ho suonato anche brani come “Romagna Mia”, emblema del liscio! Che vuoi che dica? Non posso certo parlarne male.

:: Ci racconti qual’è stato l’episodio più divertente della tua carriera?
Nel 1998 stavo facendo una serie di concerti con la mia band tributo ai Red Hot Chili Peppers che aveva un nome nato da un gioco di parole del titolo di un loro brano (Funky Monks); il nome della band diventò pertanto Fun K Monks, i “monaci con la chiave del divertimento” (forse un’allusione sessuale?! Non so, ci penserò ancora un po’ su prima di rispondere…). Una sera decidemmo di vestirci tutti da frati con tanto di saio, cordone in vita, cappuccio e barbe finte! Quando siamo usciti sul palco il pubblico è rimasto di ghiaccio, un’immagine raccapricciante si presentava ai loro occhi! Facendo finta di niente abbiamo iniziato a suonare e dopo tre o quattro brani abbiamo lanciato le barbe ed i cappucci in faccia ai poveri sfortunati delle prime file!

:: E quello più imbarazzante?
Qualche anno fa ho suonato con una Big Band all’Accademia dell’Aeronautica di Loreto (AN), una serata di gala per tutti gli Ufficiali. Gran concerto, buona performance la mia, tant’è che un tipo sulla cinquantina allora, a vedere la sua giacca pluridecorato e pieno di medaglie (non conosco i gradi), venne da me e mi strinse la mano con fare militare con contorno di plausi e lodi sul mio assolo. Fino a qui tutto bene, senonchè, preso da un improvviso attacco di fame mi congedai dall’Ufficiale e mi precipitai, in questo caso il termine più appropriato sarebbe “atterrai”, sul fantastico buffet a disposizione degli ospiti. Con la mano presi un pezzetto di parmigiano, non facendo caso alle miniforchette che si sarebbero dovute utilizzare appositamente. Spam! Una bacchetta, di quelle che si usano per indicare le cartine nelle previsioni del tempo in televisione, esattamente quella dell’Ufficiale di cui sopra, mi arrivò diretta sul dorso della mano e mi lasciò un bel segno rosso di 10 centimetri! Il tutto condito da un rimprovero-militare-verbale, e non è di basso volume il livello della voce di un militare adirato! Riassumendo, l’Ufficiale, dopo essersi complimentato con me, mi ha bacchettato la mano per un pezzo di parmigiano… più che il dolore a farmi arrossire fu la vergogna dato che, causa colpo della bacchetta sulla mano e volume della voce, si girarono tutti gli invitati, circa 200, verso di me. Imbarazzo totale!

:: Il batterista generalmente si trova ad aver a che fare anche con problemi meccanici (aste rotte, pedali smontati, viti piegate, cordiere difettose), che rapporto hai con il bricolage?
Partiamo dal fatto che quando ero piccolino e compravo un ovetto Kinder, quelli con la sorpresa dentro tanto per capirci, ce la mettevo tutta per fare un buon montaggio ma un pezzo o una parte mi avanzava sempre..direi che non ero molto bravo. Comunque riguardo la batteria, una volta all’anno la smonto completamente e controllo vite per vite, tirante per tirante, supporto per supporto, in modo da non trovarmi davanti a brutte sorprese durante le esecuzioni (una volta si smontò il battente del pedale, fortunatamente avendo un doppio pedale, sono riuscito a finire il brano con l‘altro piede). Un occhio alle meccaniche non guasta mai.

:: Batteristi e motori, nel corso della storia il batterista rock ha sempre manifestato una passione spiccata per i motori ed in particolare per le moto, anche per te è così?
Ammetto di non essere un gran centauro dato che ho uno scooter 125 che uso tre mesi d’estate per andare al mare (chiedo scusa ai veri riders!). Tuttavia la mia passione riguardo ai motori e decisamente a favore delle automobili e dell’automobilismo. Fino a qualche anno fa seguivo intensamente la Formula 1 per il semplice fatto che ne faceva parte un pilota, a mio parere, divertente, fuoriclasse della guida, pazzo e controcorrente: Jacques Villeneuve! Due aneddoti: dopo un volo di 30 metri a testa in giù in un Gran Premio, credo Spa Francochamps, uscito illeso, ebbe il coraggio di dire che l’incidente di un altro pilota era decisamente più spettacolare! In occasione di un’altra gara, alla fine si diresse verso il box Ferrari, precisamente verso Eddie Irvine, reo secondo il punto di vista di Jacques, di non averlo fatto passare in gara, così mentre il ferrarista era ancora dentro l’abitacolo, gli arrivarono due bei cazzottoni sul casco! Personaggio incredibile!

:: Che rapporto hanno i tuoi familiari (moglie/fidanzata/figli, padre/madre, sorelle/fratelli ecc…) con la tua professione?
Come ho detto all’inizio di questa intervista, gli strumenti musicali e la passione per la musica hanno sempre fatto parte della mia famiglia, per cui hanno sempre rispettato le mie scelte artistiche e musicali, a volte con meno serenità, ma questo non ha mai comportato divieti o blocchi di alcun genere.

:: Suonare la batteria rock spesso implica un grande dispendio di energie e molta fatica, cosa fai per mantenere il tuo fisico in allenamento?
Questa è decisamente una bella domanda: sono circa 5 anni che sostengo che una buona preparazione fisica sia fondamentale per un batterista. Il nostro è uno strumento che richiede un dispendio notevole di energie, richiede velocità e precisione. Quando ne parlo ai miei colleghi musicisti alcuni ridono di questo e sostengono che un bicchiere di buon vino sia meglio che una corsa… per me tutte e due le cose possono andare decisamente d’accordo. Comunque, per rispondere alla domanda, è qualche anno che ho ripreso assiduamente a fare sport, infatti gioco a calcio e calcetto (con preferenza per il primo) con una squadra della mia zona. Il mio ruolo? Difensore centrale. Perché? Vedo una similitudine fra il ruolo di batterista e quello di difensore, entrambi sono alla base della costruzione di qualcosa, il groove del brano in musica, l’azione di gioco nel calcio. A tal proposito propongo ufficialmente in questa intervista una cosa che potrebbe essere bella e divertente: Nazionale Calcio Batteristi! Pronti a sfidare orde di chitarristi, bassisti, cantanti, pianisti, tastieristi… chi più ne ha più ne metta!

:: Elenca le tre cose che fai prima di salire sul palco a suonare.
1. Riscaldamento con rudimenti (colpi singoli, doppi, paraddidles).
2. Stretching ai polsi, avambracci, schiena, gambe.
3. Carico emotivamente coloro che saranno con me sul palco.

:: Elenca le tre cose da non fare assolutamente prima di salire sul palco a suonare.
1. Bere.
2. Mangiare troppo.
3. Perdere la concentrazione.

:: Elenca le tre cose peggiori che hai fatto prima di salire sul palco a suonare e che non rifaresti mai più.
Si riallaccia decisamente ai punti precedenti:
1. Bere un po’ troppo, al punto che la testa non sta più su da sola!
2. Mangiare primo, secondo, contorno e dolce (si rischia un attacco cardiaco… giuro!!!).
3. Litigare al telefono con una ex… l’entusiasmo se ne va e la serata pure… telefono spento almeno cinque orE prima del concerto!

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BATTERISTA ROCK IN CUCINA
La ricetta culinaria del mese consigliata da Federico:
Le mie origini sono per metà marchigiane e per metà umbre; per questa volta sceglieremo la seconda; ecco una ricetta umbra.
Torta al testo per 4 persone
Ingredienti:
- ½ Kg di farina tipo “00”
- 1 busta di lievito in polvere
- 1 pugno tra parmigiano e pecorino grattugiati
- ½ bicchiere di olio extravergine di oliva
- 1 pizzico di bicarbonato
- sale q.b.
Preparazione
Mettere la farina a fontana sulla tavola, versare al centro tutti gli ingredienti ed impastare il tutto con acqua tiepida fino a raggiungere una consistenza morbida. Formare delle pagnotte dall’impasto ottenuto e stenderle (tipo pizza) lasciando un’altezza di circa 1 centimetro.
Cottura
Come il titolo della ricetta afferma, è necessario un testo, ovvero una piastra per cottura tipica umbra fatta in cemento. Lasciarla riscaldare mettendo un pizzico di farina al fine di evitare una bruciatura della torta. Adagiare l’impasto sul testo rigirandolo alcune volta fino a cottura.
La torta viene servita tagliata a spicchi e farcita di verdure miste cotte ripassate in padella, accompagnate da prosciutto crudo (o altro affettato), o dal pollo all’arrabbiata.

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Suonare rock in studio

:: Qual'è per te l'orario migliore per registrare le tracce di batteria?
Mi trovo molto bene a lavorare nelle ore che vanno dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21. Poi cena e relax.

:: Ci sono riti particolari che compi prima di iniziare una session di registrazione?
Sorridere e scherzare con i fonici per creare un bel team di lavoro… sempre che possiamo parlare di riti particolari…

:: Secondo te qual'è il modo per poter ricreare e registrare in studio il feeling e l'energia di un concerto live?
Credo che l’energia sia una cosa estremamente personale, cosa che purtroppo sembra tanti non abbiano dopo anni di professione. A mio modo di vedere risulta estremamente difficile ricreare in un ambiente come uno studio o una sala prova, la tattilità (Caporaletti “I processi improvvisativi nella musica”) del live, l’esecuzione è unica ed irripetibile, o viene catturata al momento o la seconda volta non sarà mai come la prima.

:: In studio: click o non click?
Sono cresciuto musicalmente studiando e lavorando sempre con il click in quanto venivano spesso usati dei campioni ai quali mi sovrapponevo. Se non sei a click e preciso sarà davvero brutto l’effetto in ascolto di due casse e due rullanti! Voto click per lo studio, a volte per il live, anche se suonare senza una cuffia che martella un beat nelle orecchie ti offre la possibilità di comunicare ed ascoltare meglio e più direttamente coloro che dividono il palco con te.

:: Ti occupi direttamente degli aspetti tecnici relativi alla registrazione (microfonaggio, setting degli effetti ecc…) o preferisci affidarti al produttore/fonico di turno?
Lascio spazio agli altri per le questioni tecniche, non ho le nozioni tecniche per poter interferire. Quando hanno finito ascolto il risultato e li dico si o no. Se la risposta è si ok, se dovesse essere no, mi dispiace per i fonici ma si ricomincia da capo e buon lavoro…

:: Durante le registrazioni ti piace improvvisare o preferisci preparare tutte le tue parti prima di entrare in studio?
Dato che la registrazione rimarrà nel corso del tempo come opera unica e stiamo parlando di rock, preferisco decisamente lavorare e preparare le parti che suonerò in precedenza, dopodichè si registreranno. Ovvio comunque che una parte del lavoro rimarrà disponibile ad essere rivista al momento in base a ciò che sarebbe meglio mettere o non mettere.

:: La batteria che usi in studio è la stessa che usi in tour o preferisci utilizzare strumenti/set diversi?
È la medesima, batteria Pearl Master Custom, cassa, tom e timpano (come la tradizione rock insegna), in aggiunta porto un Octoban da 6” per eventuali accompagnamenti particolari per i quali un rullante risulta un po’ troppo audace. Crash, anzi due, china, ride, splash ed hi hat fanno da sempre parte del mio set.

:: Elenca i tre batteristi che più ti hanno influenzato e perché
1. Jeff Porcaro: il suo groove è incredibile e dovrebbe essere di esempio per tutti (passate in rassegna la sua discografia, vale la pena di rendersi conto chi è stato e cosa ha lasciato a noi batteristi). Mai stato un funambolo come oggi ce ne sono tanti. Chissà perché tutti suoniamo il suo shuffle (Rosanna su tutti) e a nessuno gira come a lui.
2. Chad Smith: potenza, tecnica, gusto, velocità e tanta, ma davvero tanta, intuitività nel live. Uno sguardo e comunica con gli altri, un vero leader. Una colonna alla quale tutti si appoggiano; ho avuto modo di vederlo dal vivo con i RHCP e si vede quanto gli altri contino su di lui, per le strutture, per il tiro, per la presenza scenica.
3. Simon Phillips: l’ho scoperto quando è entrato nei Toto nel 1992, ero in prima fila al Palasesto di Sesto San Giovanni, avevo 16 anni. Vidi un batterista clamoroso, con un livello tecnico eccezionale, un virtuoso che non perde mai di vista il brano, la rotondità del ritmo. Credo oggi, ascoltando anche gli ultimi lavori con i Toto e da solista, abbia raggiunto il compromesso perfetto fra tecnica e gusto. Ogni cosa che suona è bella ed enfatizza le parti di un brano.

:: Elenca i tre batteristi dai quali ti sei guardato bene dall'imparare qualcosa e perché
Ci sono molti batteristi che secondo me non meritano il posto che hanno, semplicemente hanno avuto la fortuna di essere nella band o nel posto giusto al momento giusto.
Su tutti:
1. Il batterista dei “The Servant” di cui non so il nome e non ci tengo a saperlo. Li ho visti dal vivo, un performance da buon saggio di scuola di musica dopo sei mesi di approccio allo strumento. Un paio d’anni di studio con un buon insegnante e vedrete che andrà meglio.
2. Ed Graham, il batterista dei “The Darkness”. Già dai video, dai movimenti che fa, è ovvio che ha grossa crisi nel suonare. Ragazzi non ascoltatelo!
3. Zak Starkey, essere il figlio di Ringo Starr non significa necessariamente saper suonare e dover suonare la batteria. Il padre ha fatto la storia… Probabilmente Zak avrà avuto qualche contatto per arrivare a suonare con “The Who”…

:: Elenca tre musicisti non batteristi che ti hanno influenzato particolarmente
1. Steve Lukather (Toto - voce e chitarra)
2. Adam Clayton (U2 - basso)
3. Paul McCartney

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Music Business

:: Far parte di una band significa spesso doversi occupare di questioni che hanno poco a che fare con il proprio strumento, rapporti con la casa discografica, interviste, videoclips e promozione in genere, gestione del sito internet della band, rapporti col Fans Club, Merchandise ecc., ti occupi di alcuni di questi aspetti nella tua band? Se si di quali, se no perché?
Credo che l’autogestione sia oggi alla base per riuscire a portare avanti un progetto nel quale si crede al 100%. Autogestirsi significa prendersi onore ed oneri riguardo tutto ciò che riguarda l’aspetto non artistico della band. Sono stato sempre interessato a tenere i rapporti di lavoro con gli altri operatori del settore, mi piace scambiare le opinioni e sentirmi dare consigli anche se troppo spesso sembra che le risposte siano fatte a clichè indipendentemente dalla richieste artistiche. Per quanto riguarda la gestione nei Magazzini, continuiamo ad operare le scelte sempre di comune accordo. Uno per tutti e tutti per uno!

:: E’ ormai consolidato che il music business in Italia sia in crisi profonda, quali pensi siano le cause che ci hanno portato ad una situazione simile e quali sono dal tuo punto di vista i rimedi per risollevarne le sorti?
Ecco un’altra bella domanda che mi offre la possibilità di rendere pubblico il mio umile pensiero: in Italia è sempre vissuto il fatto di rendere mito ciò che vale poco o nulla nel settore spettacolo, dalla tv, al cinema, alla musica. Sono stati spesi quantità indescrivibili di soldi per finanziare, ovvero produrre, artisti pressoché inutili, mentre tante belle situazioni non riescono ad emergere purtroppo. Il mercato è in mano a pochi che continuano a fare il bello e cattivo tempo con le loro canzoncine, che ci vuoi fare?!
Un rimedio? Avete presente il film “Una settimana da Dio” con Jim Carey? Ebbene, sarebbe bello avere un potere sopra agli altri per azzerare la situazione e rendere il mondo dello spettacolo un settore meritocratico. Magari in una settimana non si riesce a cambiare tutto, ma almeno una bella botta la si potrebbe dare!

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:: Elenca i 5 groove fondamentali per te
1. Shuffle
2. Terzinato
3. Tempo con hi hat ad ottavi (charleston aperto e chiuso)
4. Tempo con doppia cassa a sedicesimi
5. Tempo con cassa in 4 (tipica del funky anni ’70)

:: E i 5 fills più belli della storia
1. Jeff Porcaro su “Africa” - Toto
2. Jeff Porcaro su “These chains” - Toto
3. Simon Phillips su “Toss the feathers” - The Corrs
4. Stewart Copeland su “Message in a bottle” - The Police
5. Manu Katchè su “Digging in the Dirt” - Peter Gabriel

:: E i 5 brani più belli nei quali non ci sia la batteria
1. Pretty little ditty - Red Hot Chili Peppers - Mother’s Milk 1989
2. Road trippin’ - Red Hot Chili Peppers - Californication 1999
3. Ti ricordo ancora - Fabio Concato - Scomporre e Ricomporre 1994
4. More than words - Estreme - Pornograffiti 1990
5. Russians - Sting - The Dream of the Blue Turtles 1985

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3 domande solo per Federico…

:: La vostra musica è molto diretta e immediata, lo stesso mi sembra sia il tuo stile batteristico, come si svolge la fase di arrangiamento dei vostri brani e soprattutto delle parti di batteria?
Tanto per incominciare ascolto il brano da arrangiare, mi basta chitarra e voce dato che, come dice Maks Lepore (il mio fratellone!), quando un pezzo funziona basta una traccia semplice di questi due elementi. Una volta assodata la pseudostruttura del brano, inizia la ricerca del groove da creare con il bassista; solitamente amo essere diretto, istintivo, cioè la prima cosa che mi viene in mente potrebbe essere quella definitiva. Magari si opera qualche abbellimento o differenziazione nello svolgimento dell’esecuzione tanto per inserire un accessorio diverso. Con l’esperienza ho comunque imparato che non c’è detto più vero per un batterista rock che “la prima risposta è quella che conta!”.

:: Sei entrato a far parte della band da circa un anno, come ti sei integrato sia dal punto di vista umano sia da quello artistico/musicale?
Nei Magazzini della Comunicazione siamo in 5 ed abbiamo un bellissimo rapporto di stima l’uno con l’altro. Dal momento del mio ingresso nella band ho voluto vivere la cosa come uno dei cinque, il 20% della band. Tutte le decisioni artistiche e non, vengono prese insieme, è il caso di dire che regna la democrazia ed ognuno dice la propria “senza esclusione di colpi”. Non capita spesso di suonare con persone che al primo posto mettono i rapporti personali; la squadra vince. Nel corso delle esperienze musicali lavorative mi è capitato di suonare con persone che hanno poca etica morale. Lo show business…

:: Credo che l’energia e il tiro siano caratteristiche fondamentali per una band come la vostra, quanto influisce sulle tue performance live il pubblico che ti trovi di fronte di volta in volta? Ti è mai successo di suonare scazzato o di perdere entusiasmo di fronte ad un pubblico “poco ricettivo”?
E’ vero, il pubblico è in grado di darti un’emozione in più durante la serata. Ci è capitato di suonare davanti a poche persone, a volte neanche tanto coinvolte dalla serata! Soluzione: te ne sbatti altamente di ciò che hai davanti, continui a suonare e a divertirti grazie all’energia che i tuoi compagni di viaggio ti trasmettono ed i Magazzini ne hanno da vendere di carica. Diciamo comunque che molto di rado ho perso l’entusiasmo, suonare è bello e divertente, se non c’è più emotività nel farlo, beh… ci sono tanti lavori diversi da fare.

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Per concludere…

:: Hai uno o più endorsement?
No nessuno, l’unico endorsment che possiedo è quello del mio portafoglio!

:: Descrivi il tuo set attuale?
Pearl Master Custom in acero: cassa 22”x18”, tom 12”x10”,timpano 16”x16”; rullante Chad Smith Signature 14”x5”, rullante DrumArt 14”x5,5” in padouk, Octobam da 6”.
Piatti: Sabian Hand Hammered crash 16”, crash 18”, china 18”; ride Zildjian K Series bronze, hi hat Zildjian Avedis Custom 14”, splash Sabian Pro Sonix 9”, chinasplash Sabian AA Series 12”.

:: Quali sono i tuoi progetti immediati e futuri?
Progetto immediato è sicuramente di lavorare al meglio per la produzione del nuovo disco dei Magazzini della Comunicazione a breve in uscita e fare tante, ma davvero tante date live. Stiamo già lavorando ad un calendario date e spero di vedervi il più numerosi possibile ai nostri concerti!
Nel futuro c’è anche una laurea specialistica da prendere in Scienze dello Spettacolo a Macerata..insomma, diamoci da fare! Chi il groove sia con voi!

Web
www.federicofilonzi.com
www.magazzinidellacomunicazione.com

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Febbraio 2007 12:20  

Batterista Rock del Mese | Latest

Dario Ciccioni - EmpYrios - Aprile 2009

12 Mag 2008 Hits:3100

Sei autodidatta o hai seguito un iter di studi ben preciso? Ho mosso i primi passi nel mondo della batteria da autodidatta, suonando sui tanti dischi che fortunatamente avevo in casa....

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