Scheda anagrafica
Nome: Andrea
Cognome: Scala
Nato a: Sora (FR)
Il: 29.07.1982
Abitante a: Isola del Liri (FR)
:: Sei autodidatta o hai seguito un iter di studi ben preciso?
Ho iniziato come autodidatta rifacendomi, credo un po’ come tutti, ai miei idoli musicali; mentre li ascoltavo suonavo la batteria seguendo i loro brani. Evolvendomi decisi presto di seguire un ciclo di studi privatamente con un insegnante. E così chiedendo informazioni a chi già si trovava nell’ambiente musicale, mi consigliarono un maestro, ovvero Azeglio Izzizzari che oltre ad essere un grandissimo musicista, è stato capace di aprirmi gli occhi con la sua tecnica e sensibilità musicale ben oltre il semplice aspetto dell’insegnamento dello strumento guidandomi in un mondo complesso fatto di ritmi e suoni. In seguito c’è stato l’incontro con Claudio Mastracci; una persona e un musicista geniale che ha saputo perfezionare molti miei aspetti...non solo batteristici.
:: Sai leggere la musica e come giudichi il tuo livello di preparazione musicale?
Sì leggo la musica. Ho studiato anche solfeggio ritmico in chiave di violino e di basso e devo dire che mi ha aiutato molto. Diverse volte per preparare concerti mi sono ritrovato a scrivere delle frasi ritmiche e degli obbligati, questo perché durante le prove in sala spesso non avevo il tempo necessario per memorizzare il tutto. Riesco a seguire una partitura per batteria anche se in questi ultimi tempi mi sto impegnando per perfezionarmi a trascrivere ed interpretare meglio la lettura su diversi stili musicali sempre usando il linguaggio giusto indipendentemente se il pezzo è strutturalmente complicato o meno, ma c’è ancora da sudare molto eh eh ..
:: Perché hai iniziato a suonare la batteria e non un altro strumento?
Sono stato sempre un pò particolare, se non addirittura estroso. Inizialmente volevo diventare un sassofonista, poi un chitarrista quando ascoltai per la prima volta Money For Nothing dei Dire Straits. Pensa che mio padre arrivò a regalarmi una chitarra classica ma dentro di me vibrava da sempre la passione per la batteria. I miei genitori continuavano a stimolare musicalmente mio fratello all’epoca fisarmonicista ma a lui importava poco suonare. Io invece scalpitavo per avere una batteria tutta mia e così decisi di costruirmela da solo (per fare i tom rovesciai decine di secchi sospendendoli su un rack di legno usato per tagliare la legna, i coperchi delle pentole erano i piatti, i pedali li azionavo con delle tavolette, elastici e tubi di metallo, tutto perfettamente funzionante). Poi mi sparavo i Beatles col walkman e picchiavo forte! Mio padre capì la situazione, mi comprò un paio di bacchette e tre piatti con cinquantamilalire. Poi un bel giorno arrivò la mia prima batteria, toccai il cielo con un dito, non dimenticherò mai l’emozione provata.
:: Sai suonare un altro strumento oltre alla batteria? Se si quale?
Strimpello qualche accordo con il pianoforte, strumento che mi fa impazzire. Magari un giorno ci proverò più seriamente...
:: Partecipi alla composizione dei brani nella tua band? E agli arrangiamenti?
Sì, direi da sempre. Il lavoro più duro nei Moonlight Comedy viene svolto da me e dal nostro chitarrista Simone Fiorletta (che insieme nel 1998 formammo i Moonlight Comedy); lavoriamo molto anche con gli altri ragazzi della band con i quali si è creata negli anni quella che si può ben definire una particolare affinità. A volte basta guardarci e subito troviamo una soluzione per qualche introduzione o parte strumentale. Mi capita anche di suggerire qualche linea melodica e così la canto ai ragazzi della band per dare un idea. D’altra parte è normale che ad un musicista frullino spesso nella testa melodie, grooves e altro ancora. Uno dei prossimi obiettivi, nel mio percorso musicale, sarà proprio quello di specializzarmi meglio in armonia così da partecipare ancora di più al momento compositivo della band. Mi occupo anche dei testi delle canzoni per cui, quando mi sento in vena, scrivo relativamente alle mie esperienze di vita. I pensieri che metto su carta non sono mai storie inventate ma riflessioni della mia esistenza. Credo che così il brano risulti più autentico ed intimo.
:: Esegui assoli durante I concerti? Se si come li concepisci? Se no perchè?
Eseguo assoli, non sempre però. Solitamente quando suono con altre band metto in programma un solo, facendo riferimento al momento opportuno, all’ispirazione necessaria, capendo se la mia performance fa piacere anche ai musicisti che suonano con me. A volte, bisogna pur dirlo, non è proprio serata per fare un solo ed allora è meglio evitare. Tecnicamente, quando eseguo un assolo preferisco muovermi su ostinati portati con gli arti inferiori sui vari pedali e con gli arti superiori poi cerco di creare delle frasi o meglio trovare un incastro poliritmico in grado di rendere il tutto più musicale. Mi piace anche impostare i soli in “Linear Phrasing” oppure giocare solamente con il groove. Con i Moonlight Comedy sono anni che non eseguo assoli nei concerti, ci siamo uniti molto come band e preferiamo dare importanza all’impatto live, alla prestazione, al messaggio complessivo che vogliamo esprimere.
:: Si può vivere di musica rock in Italia?
Non è semplice e per quanto mi riguarda, no. Riesco ad avere una indipendenza economica solo suonando altri generi ed in altri contesti musicali. Sono sicuro che quei pochi batteristi che riescono a vivere di rock in Italia sono stati baciati dalla fortuna. Questo discorso vale anche per i jazzisti.
:: Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare quello che fai tu?
Studio, disciplina, gusto e originalità nel fare le cose. Credere in un progetto dove possibile porre in evidenza la propria arte sviluppando uno stile personale al fine di essere riconosciuto per quello che si suona. Portare avanti con coerenza la propria passione anche perché quello che semini con amore lo raccoglierai con il tempo. Poi tanta umiltà e pazienza perché i risultati arrivano lentamente ma anche improvvisamente.
:: Hai sempre suonato musica rock o ti è capitato di suonare anche in altri contesti?
Ho suonato diversi generi musicali (heavy metal, pop, funk, jazz…) in diversi contesti come cover band, cori gospel, orchestre spettacolo, artisti con progetti propri, ecc..
:: Cosa pensi dei batteristi che suonano Jazz?
Grande rispetto! Adoro la musica jazz e spesso compro dei dischi. Quando iniziai a suonare la batteria mi capitava di rimanere incantato davanti ad un concerto jazz o meglio un batterista jazz e provavo ad imitare quel linguaggio lontanissimo da me. Diversi anni fa iniziai quasi per gioco a studiare le prime interpretazioni tra mano sinistra, cassa e charleston, cercando di non scappare dal disegno ritmico sul piatto portato dalla mano destra. Praticamente in seguito mi ritrovai a suonare in un quintetto, divertendomi tantissimo nei locali ad eseguire famosi standard jazz. Con il tempo ho capito come muovermi sulle strutture e come valorizzare le dinamiche del “piatto” mentre eseguo un brano. Non sono un batterista jazz ma questo mondo mi affascina.
:: E di quelli che suonano liscio?
L’ho suonato per tre anni nelle piazze e nelle balere… mi ha aiutato a sviluppare sensibilità sul timing… e poi, sai! Ti pagano!
:: Ci racconti qual’è stato l’episodio più divertente della tua carriera?
Ricordo diversi aneddoti... era agosto, suonai come “artista di strada” in un paesetto di provincia, solo con la mia batteria nel mio vicolo. Dopo circa un mese mi trovavo a Roma quando, camminando per strada, mi riconobbe un ragazzo presente a quella serata di agosto. Ebbene mi fermò si presentò facendomi i complimenti e lasciandomi di stucco. Una volta invece mi trovavo al Palacavicchi sempre nella capitale e prima di iniziare lo spettacolo l’impresario sentì il nostro tastierista che chiedeva al bassista e al chitarrista di suonare il pezzo in sol maggiore. Allora, sempre l’impresario della band e sempre per rendersi utile e per rompere le scatole - un po’ come tutti gli impresari - si avvicinò a me con una faccia molto seria e mi disse: “Mi raccomando! In sol maggiore!”.
:: E quello più imbarazzante?
Suonai con una band (formatasi per l’evento) dopo solo tre prove in una serata tributo dei Dream Theater e c’era anche il fun club ufficiale della band americana insieme ad moltissima altra gente. Ebbene tornai in ritardo sul palco dopo una piccolissima e personale pausa non accorgendomi che gli altri ragazzi gia stavano suonando. L’introduzione del brano era terminata e quindi la batteria doveva entrare sul “movimento”. Peccato che in quel medesimo istante invece che essere alla batteria, io avevo tra le mani la tenda che separava il palco dal backstage. Risultato: più di 300 persone che, conoscendo il pezzo a memoria, erano rimaste per lo meno sbalordite e in più le facce atterrite dei ragazzi del gruppo che mi credevano dietro i tamburi. Tutti a bocca aperta verso di me, un silenzio imbarazzante... poi, per fortuna, scoppiò una grande risata generale. Lo confesso avrei voluto sprofondare sotto il pavimento. Ho ancora il filmato di quel concerto, l’ho nascosto in casa e non so se lo rivedrò ma più!
:: Il batterista generalmente si trova ad aver a che fare anche con problemi meccanici (aste rotte, pedali smontati, viti piegate, cordiere difettose), che rapporto hai con il bricolage?
Un buon rapporto. Riesco sempre a recuperare pezzi da aste rotte e riciclarli per altre meccaniche, delle volte sembro un carrozziere. Tengo molto a presentare la mia batteria in un certo modo. Ho diverse manie, ad esempio non riesco a sopportare il nastro adesivo su aste o pedali per riparare qualche danno. Divento matto solo a guardarla una cosa del genere! Devo vedere le viti ben strette e sistemate, le aste a giraffa devono sempre avere una buona proporzione visiva; vanno anche allargate nel modo giusto e sistemate bene sul pavimento in modo da incastrarsi tra di loro tipo un puzzle. A volte mi siedo e rimango ad osservare la mia batteria per diverso tempo cercando con lo sguardo la giusta posizione tra spazi vuoti, fusti e piatti. Sembrerà una patologia mentale ma credo molto nell’aspetto visivo di uno strumento che è meraviglioso anche perché meccanicamente complesso. Se rispetti la batteria, lei rispetterà te! Credetemi.
:: Batteristi e motori, nel corso della storia il batterista rock ha sempre manifestato una passione spiccata per i motori ed in particolare per le moto, anche per te è così?
Le moto mi piacciono, ma ho paura a guidarle. Da bambino avevo un motorino e mi divertivo a fare rally nei boschi o sui campi. Ho ancora qualche piccolo segno di ustione vicino la caviglia, ma sono troppo spericolato e quindi ho deciso di non guidare moto. Meglio prevenire, no? La bici, però, è una vera figata!
:: Che rapporto hanno i tuoi familiari (moglie/fidanzata/figli, padre/madre, sorelle/fratelli ecc…) con la tua professione?
Beh, inizialmente ho sofferto un pò per conquistare la loro stima e convincerli delle mie scelte. Tra i 12 e i 14 anni avevo già le idee chiare. Desideravo soltanto la musica, tutto intorno a me si trasformava, non uscivo con i ragazzi del vicinato perché avevamo gusti troppo differenti e io cominciavo a definire i miei gusti anche in termini di look personale. Erano i tempi delle prime prove con i gruppetti nei garage, dei dischi a tutto volume, dei capelli lunghi (quelli li ho ancora!!!), dei tamburi e degli amplificatori sparati fino alle stelle. Ricordo le litigate con mia madre che cercava di indirizzarmi verso altri percorsi dicendomi che la batteria sarebbe rimasto solo un hobby per me. Oggi è tutto diverso, mi assecondano in tutte le mie scelte musicali, mi supportano e quando possono mi seguono nelle date live. Spesso torno a casa la notte molto tardi per via dei concerti in posti lontani e quindi mia madre si preoccupa ma questo è il ruolo dei genitori credo. Colgo comunque l’occasione di questa intervista per abbracciare la mia famiglia.
:: Suonare la batteria rock spesso implica un grande dispendio di energie e molta fatica, cosa fai per mantenere il tuo fisico in allenamento?
Penso che quando hai il rock nelle vene non hai di questi problemi, suoni e basta! Ah ah ah… Uno studio costante sullo strumento già ti aiuta molto. Io, negli anni, ho imparato a dosare le mie energie visto che spesso, in passato, mi ritrovavo con la lingua fuori già dopo il secondo brano! Credo anche che una giusta attività fisica non faccia per niente male; ogni tanto vado in palestra o alzo qualche peso a casa. Mi piace lo sport, ma non lo pratico costantemente.
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:: Elenca le tre cose che fai prima di salire sul palco a suonare.
Cerco di riscaldarmi, mi procuro dell’acqua da portare con me, provo ad isolarmi dal chiasso e dalla gente fumando una sigaretta per concentrarmi.
:: Elenca le tre cose da non fare assolutamente prima di salire sul palco a suonare.
Discutere con qualcuno o pensare a qualche problema che potrebbe condizionare la prestazione, arrivare in ritardo sul posto, mangiare troppo.
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BATTERISTA ROCK IN CUCINA
La ricetta culinaria del mese consigliata da Andrea:
Anche se a casa mia si mangia bene.. Posso consigliarvi un buon ristorante ciociaro?
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Suonare rock in studio
:: Qual'è per te l'orario migliore per registrare le tracce di batteria?
La mattina mi sento sempre più fresco ma non ho orari specifici. Se sono abbastanza carico e in forma posso registrare a qualunque ora. Ad esempio una volta ho registrato anche alle 2 di notte ed il risultato è stato ottimo.
:: Ci sono riti particolari che compi prima di iniziare una session di registrazione?
Bevo un caffè oppure dell’acqua fresca, incoraggio me stesso e poi si inizia.
:: Secondo te qual'è il modo per poter ricreare e registrare in studio il feeling e l'energia di un concerto live?
Mah! Sicuramente cercare il giusto feeling suonando e registrando insieme, non singolarmente, anche le piccole oscillazioni se groovate bene rendono il pezzo vivo. Meglio registrare diverse volte lo stesso pezzo così da scegliere la versione migliore visto che alcune prestazioni sono più calde e incisive di altre e quindi più vicine al calore di una performance live.
:: In studio: click o non click?
Click senza dubbio. Nel mio genere di musica il click è molto importante specialmente quando devi registrare degli unisoni complicati, suonare insieme ai loops o su parti elettroniche più percussive, come è successo nell’ultimo album che ho realizzato con i Moonlight Comedy e cioè “Dorothy”.
:: Ti occupi direttamente degli aspetti tecnici relativi alla registrazione (microfonaggio, setting degli effetti ecc…) o preferisci affidarti al produttore/fonico di turno?
In studio affido tutto al produttore o al fonico anche se mi interessa capire il loro modo di lavorare e mi diverto a seguirli con gli occhi facendo loro delle domande sulle produzioni dei dischi di artisti che mi piacciono particolarmente. I produttori/fonici hanno le loro teorie sulle posizioni dei microfoni, sulla distanza che devono avere i panoramici, ecc. Secondo me alla fine i risultati si vedono quando mettono mano sul missaggio visto che un bravo fonico non può microfonare da dio e poi missare da schifo. Dal vivo invece in questi ultimi tempi nelle piazze avrò microfonato la batteria, senza esagerare, quasi 200 volte. Qualche volta (dopo il sound check) chiedo a qualche amico o tecnico del palco di suonare singolarmente i fusti della mia batteria e così vado a controllare personalmente dietro il mixer il suono e i livelli.
:: Durante le registrazioni ti piace improvvisare o preferisci preparare tutte le tue parti prima di entrare in studio?
Preparo il tutto prima di entrare in studio, mi piace avere le idee chiare. Delle volte ho dovuto sostituire dei fills o dei patterns, improvvisando e creando qualcosa al momento. Quando ti registri ti rendi conto che tutte le cose che fai non girano sempre bene.
:: La batteria che usi in studio è la stessa che usi in tour o preferisci utilizzare strumenti/set diversi?
Dipende. Se scelgo uno strumento che mi piace lo uso sia in studio che dal vivo anche se posso cambiare il set a seconda delle mie esigenze, oppure se voglio faccio totalmente il contrario.
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:: Elenca i tre batteristi che più ti hanno influenzato e perché
Tre son pochi! Non è facile rispondere a questa domanda dal momento che ce ne sono tanti che mi hanno influenzato e stimolato. Penso a Terry Bozzio, Vinnie Colaiuta, Dennis Chambers, Mike Portnoy, Deen Castronovo, Mark Zonder, Stewart Copeland, Jeff Porcaro, Phil Collins, Ringo Starr, Nick Mason, Bill Bruford, Danny Carey, Gavin Harrison, Virgil Donati, Thomas Lang, Marco Minnemann, Jack DeJonette, Horacio Hernandez, Gadd ed altri ancora. Riassumendo quelli che mi hanno lasciato un segno: Bozzio perché credo sia unico; Danny Carey perché il suo stile è originale e il suo sound nei Tool è straordinario, mi spiazza ogni volta che l’ascolto; Copeland mi ha sempre stimolato molto e il suo modo di suonare ha fatto storia; Dennis perché è Dennis! Mi mette sempre una gran carica, spettacolare! Virgil Donati perché impressiona; Vinnie è il numero uno!
:: Elenca i tre batteristi dai quali ti sei guardato bene dall'imparare qualcosa e perché
Non so... ogni batterista che ho ascoltato mi ha dato qualcosa... poi ci sono quelli che fanno la differenza e magari rimani colpito da aspetti particolari...
:: Elenca tre musicisti non batteristi che ti hanno influenzato particolarmente
1) Jeff Buckley
2) Robert Fripp
3) Sting
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Music Business
:: Far parte di una band significa spesso doversi occupare di questioni che hanno poco a che fare con il proprio strumento, rapporti con la casa discografica, interviste, videoclips e promozione in genere, gestione del sito internet della band, rapporti col Fans Club, Merchandise ecc., ti occupi di alcuni di questi aspetti nella tua band? Se si di quali, se no perché?
Mi sono sempre interessato anche di altri aspetti, mi diverte farlo. Quando posso e ho tempo gestisco merchandise, promozione, news ed altro. Vendo per corrispondenza i nostri album a chi ce li richiede personalmente. Rispondo a qualche e-mail. Gestisco il fondocassa della band… quando c’è, naturalmente!
:: E’ ormai consolidato che il music business in Italia sia in crisi profonda, quali pensi siano le cause che ci hanno portato ad una situazione simile e quali sono dal tuo punto di vista i rimedi per risollevarne le sorti?
Troppe le cose che non vanno. Non mi stancherò mai di ripeterlo e non sono l’unico a dire che il prezzo dei dischi è alto, che l’industria discografica è quasi morta e la pirateria ha preso il sopravvento, che i piccoli negozianti stanno chiudendo anche perché per vivere devono scaricare musica da internet per poi masterizzare cd e venderli sottobanco rischiando delle multe salate. Poi c’è poca cultura musicale, gli italiani ascoltano da sempre musica leggera e questo si sapeva, ma non si sono accorti che stiamo degenerando. Massacrano le nostre orecchie con tormentoni estivi che finiranno nel dimenticatoio dopo un mese. Dov’è finito il gusto per la musica vera? Anche nei locali si fa fatica, le cover bands spopolano e la musica originale se la filano in pochi; i gestori si improvvisano art director e decidono quello che devi suonare anche quando hai già fissato la serata e hai esposto a loro il tuo repertorio. La paga di un musicista dipende ormai dalle consumazioni dei clienti e quindi pure se vedi 250 persone al tuo concerto ti diranno sempre che hanno consumato poco per pagarti di meno. Ci sono altri aspetti negativi, per dirla tutta in questi ultimi tempi le uscite discografiche sono aumentate tantissimo, tutti vogliono fare musica, tutti vogliono incidere, diverse etichette indipendenti (senza affrontare troppe spese per pubblicare un disco ma con la consapevolezza di guadagnare molto rispetto a quei quattro soldi che hanno investito per una loro band) pubblicano molti album “scadenti” e spesso un artista valido fa un enorme fatica ad emergere e mostrare credibilità in un mondo ormai in saturazione. Che altro dire?
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:: Elenca i 5 groove fondamentali per te
Ehi! Sono tutti fondamentali!!!
Poi se vuoi lavorare è un altro discorso…
Il groove di Georgy Porgy lo trovo importante.
:: E i 5 fills più belli della storia
Così pochi? Proverò a citarne 5. Mi viene in mente:
1) Il fill di Jeff Porcaro che lancia il secondo ritornello di Africa... mi fa impazzire.
2) I fill di Colaiuta su Seek And You Will Find di Gino Vannelli, in particolare quello a 1 min e 42 sec. In realtà tutti quelli dell’album Night Walker sono spettacolari.
3) Stewart Copeland ne ha fatti tanti, ma rientra con un fill stupendo verso la fine di One World.
4) Quelli fatti da Simon Phillips sul pezzo “Indian Summer”.
5) Alex Van Halen - Hot For Teacher, in particolare il fill a 1 min e 10 sec.
:: E i 5 brani più belli nei quali non ci sia la batteria
Impossibile, ce ne sono troppi... Always Returning di Brian Eno e tutto “Apollo”, Darkest Dreaming - David Sylvian, Tema Di Deborah - Ennio Morricone, Estupenda Graça - Pat Metheny & Lile Mays, Lips Of Ashes - Porcupine Tree, Halleluyah - Jeff Buckley, Eleanor Rigby - The Beatles, Russians - Sting, La disciplina della Terra - Ivano Fossati, ecc..ecc..ecc..
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3 domande solo per Andrea…
:: La tua band è all’attivo da parecchi anni, come si è evoluto il tuo stile e come è cambiato il tuo approccio batteristico, sia in studio che dal vivo, rispetto agli esordi?
Già! Siamo attivi da una decina di anni. Sicuramente sono cambiate molte cose nel mio modo di suonare e intendere la musica, in passato forse sul mio strumento andavo più d’istinto mentre adesso rifletto un pochino di più ah ah! E’ una questione di testa e di esperienza, col tempo si matura e l’orecchio si affina, inizi anche a capire quali sono le cose da fare e quelle da non fare. Oggi quando lavoro in studio con la mia band cerco di definire bene le mie parti e di essere abbastanza mirato e dritto quando l’arrangiamento lo richiede, valorizzando anche quello che suonano gli altri ragazzi, riesco a capire quando il virtuosismo in più serve oppure è inutile in quel momento. Dal vivo mi diverto molto, gioco con le mie parti ad esempio modulando i miei ritmi.
:: I brani del vostro ultimo album Dorothy sono particolarmente complessi, composizioni e arrangiamenti, ci racconti come li avete concepiti e registrati?
Stilisticamente Dorothy rispecchia perfettamente il nuovo approccio e concetto musicale degli attuali Moonlight Comedy. Quando tre anni fa con i ragazzi della band abbiamo iniziato a buttare giù i primi arrangiamenti, avevo già una discreta visione sul risultato finale dell’album. Ho pensato che un pizzico di elettronica e di follia avrebbe dato più colore e dinamicità al nostro stile. E’stato come dipingere un quadro ad olio, tornare e ritornare su ogni piccola sfumatura per migliorare il tutto, il risultato è stato notevole! La stesura dell’album è stata abbastanza dura, il primo passo importante verso elementi sperimentali anche se il nostro stile progressive metal è evidente. Ci muoviamo spesso su tempi dispari e parti strumentali complesse; quindi serve molto impegno individuale anche fuori dalla sala prove. Un pezzo può nascere da un semplice riff di chitarra o da un’ improvvisazione collettiva oppure da un idea prestabilita. Una volta pensai un pattern in 7/8 + 11/16 e lo suonai ai ragazzi in sala prove; trovammo subito una piccola soluzione per “Imperfect Mind” che è un brano di Dorothy. La maestria in questo genere di musica è legata al fatto di non appesantire troppo le composizioni, se tutto ha un filo logico allora la differenza si nota, il lavoro molte volte diventa “matematica” nel vero senso della parola; il difficile poi è nel far diventare il tutto una bella canzone. Riguardo la registrazione dei nostri album siamo stati molto fortunati visto che il nostro produttore ha investito su di noi - cosa oggi davvero rara. Da parte nostra c’è stato un lungo lavoro di pre-produzione. Siamo ancora alla ricerca del giusto sound e purtroppo non abbiamo ancora trovato un fonico con la mentalità giusta per il nostro genere musicale, capace di capire veramente e assecondare le nostre idee sulla scelta dei suoni. Le produzioni degli artisti stranieri fanno sempre la differenza, hanno un sound diverso dalle produzioni italiane, magari per il prossimo album faremo un viaggio all’estero.
:: I tuoi patterns includono spesso l’uso della doppia cassa, quali tecniche e quali studi hai seguito per sviluppare velocità e precisione?
Conosco un bel po’ di esercizi utili per curare la precisione e sviluppare potenza e controllo sui piedi. Basti pensare che molti esercizi e metodi che sono stati scritti principalmente per le mani si possono applicare anche con il doppio pedale o con la doppia cassa. Ad esempio ho applicato lo Stick Control (George Lawrence Stone) ai piedi. E’ molto importante praticare gli sticking con il metronomo iniziando da una pulsazione piuttosto lenta per poi aumentarla gradualmente. Altro esercizio utile: iniziare con i quarti (piede destro o sinistro) seguendo ottavi, terzine, quartine, quintine, sestine, settimine e in fine trentaduesimi; poi la stessa cosa al contrario senza fermarsi, cioè dai trentaduesimi riscendere fino ai quarti. Fase successiva (sullo stesso esercizio) è quella di mettere il rullante sul 2 e 4, invece con la mano destra sul charleston suonare i quarti o se volete (complicarvi) gli ottavi. Importante non fermarsi durante l’esercizio, praticare sempre con il metronomo.
Per concludere…
:: Hai uno o più endorsement?
No.
:: Descrivi il tuo set attuale?
Ho diverse batterie e le uso in base a quello che devo fare. Il set che ho usato ultimamente in studio e nei live con i Moonlight Comedy è costituito da cassa 22” x 16”, due tom 8” e 10”, due timpani 14” e 16”, rullante credo sia un 14”x 5” e un rullantino 10” sul lato sinistro, due crash 16” e 17”, ride da 21”, un china da 18”, china + crash (insieme) entrambi da 18”, due splash 7” e 8”, un icebell piccola ritagliata da me, hi-hat principale da 14”, un hi-hat chiuso da 14” sulla destra, un hi-hat chiuso da 10” sulla sinistra, un hi-hat china trash 12” + 10” azionato con pedale e filo.
:: Quali sono i tuoi progetti immediati e futuri?
Questo 2007 lo vedo ancora molto intenso (dal momento che in febbraio c’è stata la release di Dorothy ed ora siamo impegnati nel tour). Inizierò i lavori per la stesura del nuovo album dei Moonlight Comedy appena torneremo dal Portogallo dopo il Lagoa Burning Live Festival. Entrerò poi in studio nei primi giorni di ottobre per registrare il debut album di una band interessante. Successivamente inizierò le prove con i Mano Vega (vincitori Arezzo Wave nel 2001); una band formidabile (capitanata da Valerio D’Anna attuale tastierista dei Moonlight Comedy) che sta rinascendo e che presto spero riscuoterà il giusto successo. Valerio tempo fa mi fece ascoltare il materiale che andrà a finire sul loro primo album ufficiale intitolato “Nel Mezzo” e rimasi senza fiato, così accettai di entrare nella band. Il loro è un electro-prog-rock abbastanza articolato con influenze noise-rock. Hanno un sound particolare e una sensibilità musicale fuori dal comune. Successivamente credo ricominceranno anche le collaborazioni con Mistheria che è un grande amico e un grande pianista (basti ricordare le collaborazioni con svariati artisti del panorama nazionale e internazionale tra cui Bruce Dickinson degli Iron Maiden e il guitar hero americano Neil Zaza). Con Mistheria stiamo progettando delle cose interessanti insieme ad altri musicisti di fama mondiale che hanno gia accettato la collaborazione.
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Official myspace page web: www.myspace.com/andreascala5
Web site: www.moonlightcomedy.com
Official myspace page web: www.myspace.com/moonlightcomedy
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