Tommy Lee: esibizione, donne & tamburi
a cura di Fabio Rapizza
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Il seguente articolo è tratto da Psycodrummer, una rubrica che ho ideato per la rivista Drum Club, che analizza i tratti non solo musicali - ma anche umani e biografici - dei batteristi entrati nella leggenda e nel mito.
Dopo la clamorosa reunion del 2005, che ha riunito i Mötley Crüe nella formazione originale, Tommy Lee torna protagonista dietro ai tamburi della storica formazione hard rock, con grande gioia dei fans. È quindi doveroso dedicare un ricco dossier a Mr. Lee, divenuto nel corso degli anni la leggenda ed il paradigma del batterista dannato e “pestaduro”, famoso non solo per i suoi assoli di batteria a testa in giù, ma anche per le numerose relazioni sentimentali intraprese con le top model più desiderate d’America. Analizzeremo nel dettaglio il tormentato matrimonio con la bionda e formosa Pamela Anderson, parleremo del video a luci rosse girato con lei e della presunta violenza coniugale che lo ha portato alla prigione. Metteremo a confronto uomo e batterista, talento musicale e vita personale, al fine di focalizzare e descrivere il sintomo dell’esibizionismo, ad un tempo all’origine del suo successo e della sua rovina.
Il batterista esibizionista
Nato il 3 ottobre 1962 ad Atene, Tommy Lee è figlio di un sergente dell’esercito americano, David Lee Thomas, e di una modella greca, Vassilikki Papadimitriou, eletta Miss Grecia negli anni Cinquanta. I due si sposano dopo solo cinque giorni dal loro primo incontro (come sarà per Tommy e Pamela) e si trasferiscono a Los Angeles poco dopo la nascita del piccolo Lee. Le esperienze d’infanzia del futuro drummer sembrano incidere particolarmente sulla sua psicologia da adulto: è infatti durante gli anni della prima crescita che si plasmano le cognizioni di base del pensiero, perché in questo periodo si forma una sorta di primo
imprinting, vale a dire la determinazione del carattere e del temperamento di un individuo.
Dal momento che parlano due lingue differenti, i genitori di Tommy si esprimono spesso attraverso i disegni: questo tipo di comunicazione grafica sembra influenzare il piccolo ed essere alla base della sua passione per i tatuaggi, che oggi ricoprono gran parte del suo corpo. Egli stesso dichiara: “dato che in giovane età ho visto le persone comunicare con i disegni, ora utilizzo i tatuaggi come mezzo di espressione”.
Dalla madre Tommy riceve molti caratteri somatici e psicologici. Lui stesso ammette di avere ereditato da lei molte delle sue insicurezze e paure, tra le altre un’immagine ricorrente nei suoi sogni: quella di una nuvola nera “pronta a fottere tutto quello che c’è di buono”, pronta a rovinare tutte le situazioni felici. In seduta di analisi egli ricorda alcuni episodi d’infanzia che sembrano aver determinato la sua costante incertezza. Ricorda ad esempio la forte sensazione di incomprensione avvertita quando sua madre si rivolgeva a lui in greco, una lingua per lui del tutto sconosciuta. Ricorda anche che la peggior punizione che i genitori potessero infliggergli fosse quella di rifiutarsi di parlare ed ignorarlo completamente: da allora, per lui, il silenzio è sempre stato “uguale alla morte”, avvertito come la mancanza totale di comunicazione.
Dal padre egli sembra ereditare l’energia militare, l’esuberanza fisica e la facoltà di superare i limiti imposti. Diventa un adolescente irrequieto, dominato da un entusiasmo irrefrenabile nei confronti della comunicazione a tutti i livelli e dal desiderio di esibirsi e farsi notare ad ogni costo. Possiamo infatti considerare l’esibizione
come il carattere fondamentale della psicologia (e della vita) di Tommy Lee.
L’incontro con la batteria e con la musica rock appaiono inevitabili. Sentiamo come ce lo descrive lui stesso: “Dicono che si possa prevedere il proprio futuro. Ma sono stronzate. Io il mio l’avevo già previsto a tre anni quando, per produrre suoni più forti, sistemai un bel po’ di pentole sul pavimento della cucina e cominciai a pestarci sopra con i cucchiai e le forchette.”
Musica, batteria ed esibizione coincidono molto presto: “In qualche modo riuscii a diplomarmi e ad entrare nella banda scolastica che da bambino ammiravo tanto. Dato che gareggiavamo con altre scuole, dovetti imparare una serie di trucchi a effetto, come far roteare le bacchette, picchiare sui fianchi del tamburo e così via. Tutte cose che usai in seguito, suonando nei Mötley Crüe”.
Inizia proprio così la sua carriera, pronta a prendere quota con l’entrata esplosiva nel mondo dell’ hard rock americano. Non analizzeremo in questa sede le varie tappe che portarono i
Mötley Crüe al successo, ci limiteremo a constatarne la scalata fino alla vetta. Risulta oltremodo utile, invece, soffermarsi sulla dimensione che Tommy Lee conferisce al proprio ruolo all’interno del gruppo.
Per cominciare, se si ascoltano i primi lavori dei Mötley, è facile accorgersi che mentre i componenti della band appaiono ancora immaturi ed alla periferia delle proprie capacità, il batterista sembra già nel pieno del suo potenziale ed in netto rilievo rispetto a tutti gli altri: se
Nikki Sixx [il bassista] è la mente del gruppo, Tommy è senza dubbio quello dotato di maggior talento.
Parlando di
John Bonham, abbiamo sottolineato come spesso il batterista si trovi ad occupare una posizione defilata, e ad essere quasi in secondo piano rispetto agli altri musicisti. Secondo questa concezione,
il drummer non può essere un eccentrico o un esibizionista.
Tommy Lee si ribella al concetto appena esposto: per lui il batterista deve essere notato, deve comunicare senza impedimenti e deve mettersi in mostra. Il suo fine è quello di portarsi davanti al palco, in prima fila, di fronte al pubblico: egli possiede la grinta, il talento e la carica emotiva necessarie a compiere questa impresa. Nel corso della sua gloriosa carriera ricorre ad una serie di espedienti finalizzati al raggiungimento del proprio scopo: drum set con diametri mostruosi e casse enormi, batteria avvampata dal fuoco, bacchette che volano, luci, effetti e coreografie varie, utilizzo di specchi rivolti verso il pubblico in modo che l’attività del batterista sia visibile a tutti.
Tommy arriva a mettere in discussione perfino la natura stessa dello strumento, data dalla sua immobilità e dall’impossibilità di movimento: dal principio mette a punto un set fissato su una pedana che si inclina fino a novanta gradi, fino ad arrivare, con il tour di Girls! Girls! Girls! e di Dr. Feelgood, allo strabiliante numero della pedana rotante: la batteria viaggia su binari invisibili posizionati a vari metri di altezza dalla scena, gira su sé stessa, compie delle rotazioni complete ed arriva fino in mezzo alla platea. (Questo tipico espediente verrà in seguito ripreso da molti batteristi, fra i quali citiamo
Joey Jordison degli Slipknot).
Lo spettacolo entusiasma gli spettatori e rende gloria al batterista, finché una sera, durante un concerto a New Haven, qualcosa va storto e Tommy ha un problema con la corda che gli permette di restare ancorato alla pedana: “Credo che la fatica di tanti concerti mi avesse appannato i riflessi. Di colpo, il piede ancora imprigionato nella cinghia si bloccò a mezz’aria, mentre il resto del corpo continuò a cadere. Ero a meno di un metro dal pubblico e battei la testa contro quella di uno spettatore, poi, visto che la corda era molto elastica, picchiai il cranio anche a terra e svenni. Dopo, il primo suono che sentii fu quello di una sirena.” Casi del mestiere o rischi di un eccessivo esibizionismo?
Le donne: bellezza e dannazione
“Io non sono un disturbato: io sono un romantico del cazzo. E’ una parte di me che molti non conoscono. Il mio destino era segnato già dalla prima cotta per una ragazzina che abitava nella mia via. La pedinavo, la spiavo dalla finestra di notte, come un mini guardone. Volevo solo baciarla. Ho imparato che, nella vita, se insegui qualcosa per un po’, finisci con l’essere inseguito. La mia vicina cominciò a venirmi dietro e ci innamorammo pazzamente. Una volta, finimmo dietro alcuni cespugli su cui crescevano delle bacche rosse, del colore delle sue labbra. Presi una bacca e la misi in equilibrio tra le nostre bocche, poi ci baciammo per la prima volta. Mi sentivo romantico e magico, pensavo che, grazie a quella bacca rossa, ci saremmo trasformati in una principessa e nel suo cavaliere e saremmo vissuti felici e contenti. Almeno finché qualcuno non avesse distrutto o mangiato la bacca rossa. Nella vita mi succede sempre così, ogni volta c’è una nuvola lontana, pronta a fottere tutto quello che c’è di buono”.
La personalità di Tommy Lee è caratterizzata da una forte componente eccitabile e sensibile, che trova riscontro nel suo talento sui tamburi e nei colpi violenti e decisi di rullante e gran cassa. Questa emotività travolgente lo guida verso azioni non meditate ed istintive; i suoi comportamenti possono essere estremamente romantici e dolci, oppure violenti e selvaggi. Le sue suggestioni non conoscono filtri o limitazioni: egli si lascia guidare incondizionatamente verso l’euforia, verso l’amore o verso la rabbia. Com’è facile intuire, questa sua caratteristica indomita e sensuale risulta irresistibile soprattutto per il gentil sesso. E’ per questo motivo che, forte del suo fascino da rockstar e da batterista maledetto e tatuato, intrattiene diverse relazioni con le top model più affascinanti e desiderate d’America.
Per lui le ragazze rappresentano il Paradiso e l’Inferno, il godimento e la rovina, dal momento che si innamora di donne bellissime e capricciose, irresistibili e fatali, che dal principio lo fanno esplodere di sentimento e poi…fanno leva sui suoi nervi. A partire da Jessica - chiamata “Bullwinkle” da Nikki Six per la somiglianza con l’alce dei cartoni animati - continuando con la gelosissima ed ossessionante Honey, alla quale Tommy, al limite dell’esasperazione, rompe i denti con un pugno - passando per
Bobbie Brown, la stupenda top model del video di “Cherry Pie”, ex-moglie del cantante dei
Warrant, Jani Lane - fino ad arrivare al matrimonio con Heather Locklear, la bionda protagonista del serial americano “Melrose Place”, ed a
Carmen Electra, fiamma del perido post - Pamela Anderson: Tommy inanella una serie di relazioni dominate dalla passione, ma destinate a frantumarsi sotto la pressione del successo, della gelosia, degli stupefacenti, della violenza.
La storia più incisiva nella sua vita sentimentale è senza dubbio quella con
Pamela Anderson. Il drummer è all’apice della sua carriera, Pamela è la top model più richiesta sulle pagine di Playboy ed è la diva della serie “Baywatch”. I due si incontrano, si innamorano, si sposano dopo cinque giorni. Tutto sembra avvenire come in un sogno: un bellissimo matrimonio sulla spiaggia e due tatuaggi al dito al posto delle fedi nuziali. La sete di esibizione di Tommy è fin troppo appagata: essere il marito di Pamela Anderson significa infatti avere la totale attenzione di stampa e gossip. La vita coniugale sembra funzionare bene, ed egli può vivere la più grande esperienza della sua vita, quella di diventare padre. “Con un sottofondo musicale, la luce delle candele e due levatrici al fianco, Pamela partorì Brandon Thomas Lee alle 3.02 del mattino del 6 maggio 1996, dopo diciassette ore di travaglio per lei e quattrocento sigarette per me. Quando vidi quell’esserino uscire da mia moglie nella camera da letto dove l’avevamo concepito iniziai a piangere. Dovetti anche aiutarlo a venire al mondo. Fu sicuramente la più bella esperienza della mia vita, e mezz’ora dopo mi misi al piano e scrissi di getto la canzone ‘Brandon’”.
Ma la nuvola nera sembra attentare alla felicità del nostro batterista. Vengono diffusi alcuni filmati pornografici che riguardano Mister Lee e consorte, che faranno il giro del mondo e permetteranno a lui di essere riconosciuto anche dai giovani adolescenti più interessati alle forme anatomiche di Pamela che al rock duro dei Mötley: “Avevamo fatto una vacanza di cinque giorni in una casa galleggiante sul Lago Mead. Come sempre, avevo portato la videocamera. Non volevamo girare un porno, ma solo documentare la nostra gita. Quando tornammo a casa, guardammo il video e lo mettemmo nella cassaforte, una mostruosità di cinquanta chili nascosta sotto il tappeto della sala audio del mio studio di registrazione, in garage, dove avevamo inciso parte di ‘Generation Swine’”.
Succede che, tra gli operai che lavorano in casa Lee per delle ristrutturazioni (e che hanno accesso alla cassaforte), c’è un elettricista esperto del business del porno il quale, calcolato l’immenso valore di vendita di una registrazione “privata” delle due celebrità, ruba il video e lo vende all’Internet Entertainment Group, che lo diffonde direttamente sulla Rete. Tommy e Pamela vengono a conoscenza del fatto quando sentono i loro nomi al telegiornale. Si appellano alla giustizia, ma invano: “Il giudice non riconobbe la nostra pretesa di privacy e autorizzò la vendita della videocassetta perché a suo parere il contenuto aveva valore di cronaca. Alla fine mi arresi e guardai attentamente il filmato. Non capivo che cosa ci fosse di particolare, era semplicemente la cronaca delle nostre vacanze e c’era solo qualche scopata qua e là. Immagino che, se la mia carriera di musicista dovesse finire, potrei sempre fare la pornostar.”
La violenza, la prigione.
Celebrità, successo, notorietà, rock ’n’ roll e una Playmate come moglie: tutto ciò che Tommy Lee ha sempre sognato per il suo avvenire ora si rivolge contro di lui fino quasi a soffocarlo: i paparazzi invadono continuamente la sua privacy ed il matrimonio con Pamela sembra essere già in crisi: “Pamela e io avevamo appena avuto il secondo figlio (Dylan, nda), e la paternità non si impara da un manuale di istruzioni. Un tempo in cima alla classifica di mia moglie c’ero io; con l’arrivo di Brandon passai al secondo posto, perché ovviamente a quell’età un bambino ha sempre bisogno della mamma. E quando nacque Dylan scesi al terzo; ormai non esistevo più, e non riuscivo a sopportarlo. A me piace amare ed essere amato, ma a casa davo soltanto, senza ricevere niente in cambio. Visto che non riuscivo a prendere le distanze e considerare la situazione da un punto di vista ragionevole, mi trasformai in un ragazzino piagnucoloso. Pamela e io litigavamo di continuo e il nostro rapporto era degenerato dal puro amore all’amore-odio”.
La situazione esplode in un episodio di violenza che porterà il musicista direttamente sotto accusa e dietro alle sbarre. Seguiamo la testimonianza rilasciata da Tommy nell’autobiografia
‘The Dirt’:
“Una sera stavo preparando la cena; tutto era tranquillo e mia moglie ed io ci dividevamo un bicchiere di vino mentre tiravo fuori le verdure da saltare. Cercai una padella negli armadietti ma non riuscii a trovarla, allora cominciai a sbattere le ante dei mobili e a buttare roba in giro. Pamela venne in cucina, vide che ero di cattivo umore e si arrese: ‘Calmati, è solo una padella’. Ma non era solo quello. Per me significava tutto. Agguantai tutte le pentole e i recipienti che avevo tirato fuori e le rimisi nel grosso cassetto da dove le avevo prese, quindi gridai: ‘Merda!’”.
La moglie, invece di calmarlo, lo aggredisce con parole ed insulti, dice che ne ha abbastanza di lui. I due iniziano a litigare e i bambini a piangere. Pamela allora si rifiuta di parlare, lo punisce con il silenzio, cerca di chiamare la madre al telefono. “Il silenzio è uguale alla morte, e punendomi in quel modo, proprio come facevano i miei genitori, Pamela mi spinse ancora di più verso il baratro”. I due hanno uno scontro fisico nella camera del piccolo Brandon. Tommy dichiara di non aver picchiato la moglie, ma di averla semplicemente spinta via, di averle fatto perdere l’equilibrio e di averle causato la semplice rottura di un’unghia (!) Ma sarà vero? Si finisce in prigione per un’unghia rotta?
Egli racconta di essere successivamente uscito in giardino con il figlio Brandon, per tranquillizzarlo e per calmarsi a sua volta. Al suo ritorno in casa, trova una pattuglia di polizia: lo ammanettano e lo portano in auto: “Senza aprire bocca, gli sbirri salirono in macchina, quindi uscimmo dal vialetto di casa mia. ‘Ehi, dove andate?’ domandai in preda al panico. Mi ignorarono e continuarono a guidare. Cominciai a sbattere la testa contro la grata che separa il sedile anteriore da quello posteriore, urlando: ‘Perché non mi ascoltate, cazzo? Parlatemi!’ Ero tornato bambino, perché ancora una volta mi punivano con il silenzio. E il silenzio è uguale alla morte”.
I quattro mesi di prigione rappresentano per Tommy l’esperienza più difficile e allo stesso tempo più costruttiva della sua vita. E’ abituato ad essere stimato ed ammirato, perché in tutti gli anni di successo con i Mötley Crüe è sempre e comunque rimasto al centro dell’attenzione dei suoi affetti e del suo pubblico. Ora si trova ad essere un carcerato uguale a mille altri, sottoposto alla violenta disciplina delle guardie e privato anche della luce del sole: nel buio di una cella stretta ed inospitale, che chiama il “sottomarino ad un posto solo”, è costretto a trovare in sé stesso le forze necessarie ad affrontare ogni lungo giorno di carcere. L’unica via da seguire è quella dell’introspezione: così il batterista esibizionista, l’uomo degli specchi, l’affascinante rockstar, il marito violento, l’incontenibile ragazzino, impara a conoscersi meglio, apprende la divina arte della pazienza e raggiunge un parziale controllo sulle proprie emozioni. Decide di lasciarsi alle spalle il morboso rapporto con Pamela: il suo grande amore è anche la causa del suo arresto e mentre lui soffre la sua mancanza, solo in una stanza senza finestre, lei fuori lo tradisce sotto gli occhi di tutti.
Decide quindi di dare un taglio al passato, e pone anche le basi di quello che sarà il suo progetto musicale da solista, chiamato
“Methods of Mayhem”. Scrive poesie e testi di canzoni, raccoglie e registra le sue idee sulla segreteria telefonica di casa e trova il modo di suonare con una batteria “artigianale”: “Alcuni fabbricavano coltelli arrotolando per ore e sempre più strettamente un giornale, fino a quando la carta tornava alla sua natura originale, il legno, e poteva essere usata per pugnalare qualcuno. Io diedi il mio contributo creando bacchette per la batteria con le matite ed i rasoi, e le percussioni con i vassoi del cibo e i tubi. Mentre me ne stavo là, a picchiare le matite sulla scodella, mi resi conto che avevo compiuto un ciclo completo e a trentasei anni stavo facendo esattamente quello che facevo a tre, quando mi ero costruito una batteria con le pentole dei miei”.
All’uscita dal carcere egli è un uomo nuovo. Una parte di lui è morta in cella e, assieme ad essa, il batterista dei Mötley Crüe. Restano il padre affettuoso, l’animo romantico, sensibile ed esagitato, resta il profondo amore per la musica: fuori lo aspettano una nuova vita ed un’ulteriore evoluzione.
Never A Dull Moment
Rilasciato su libertà vigilata, nel 1999 Tommy prende parte al tour promozionale dei Mötley Crüe per l’album “Greatest Hits”. Ma, come dicevamo, c’è qualcosa di nuovo in lui e non si sente più parte del gruppo. Alla fine di ogni concerto si chiude in camerino e lavora con i Pro-Tools al suo progetto solista: “Mentre attaccavo per la decimillesima volta “Girls, Girls, Girls”, riuscivo solo a pensare che sarei tornato nella mia stanza a terminare un nuovo pezzo”.
Così, alla fine della tournèe, in seguito all’ennesima lite con Vince Neil [il cantante], Tommy lascia i Mötley definitivamente. Decide di dedicarsi per intero ai
Methods of Mayhem, un progetto all’insegna della trasgressione e della rottura di tutte le convenzioni musicali. Con l’aiuto di un rapper della strada,
TiLo, dà vita ad un album che fonde in sé rock, elettronica ed hip-hop, interamente arrangiato e realizzato nello studio di registrazione di casa. Il drummer, stanco di restare “nascosto” dietro alla batteria, canta, rappa, suona la chitarra e si occupa dei loop e delle campionature. L’album ospita alcuni personaggi eccellenti della scena hip-hop, tra gli altri Lil’ Kim, Fred Durst, Kid Rock (l’attuale marito di Pamela Anderson) e Snoop Dog. I pezzi sono potenti ed aggressivi, suonano moderni, rivelano una prolifica ed inaspettata capacità di composizione dell’ex percussionista.
Dopo una breve relazione con la modella Carmen Electra, Tommy sembra avere un ritorno di fiamma con la Anderson: nel video di “Get Naked”, che tratta dell’ esasperante esposizione totale subita dai media, - e nel quale tutti figurano completamente nudi - marito e moglie appaiono riconciliati e sembrano addirittura voler ironizzare sulle passate esperienze…pornografiche. Ma il riavvicinamento si rivela un’illusione: al riaffiorare degli stessi insoluti problemi del passato, Pamela lo lascia definitivamente per mettersi con il rapper
Kid Rock.
Nel frattempo la nuova via musicale imboccata da Tommy è contestata dai alcuni fans, che continuano a vedere in lui il batterista che ha abbandonato e tradito la loro rock band preferita. Tuttavia egli ha scelto la strada da seguire: quella di produrre per intero la propria musica e lavorare in maniera indipendente alle proprie idee. Pertanto si costruisce un’immagine tutta nuova: nei concerti e nei video è chiaramente protagonista, non appare più dietro ai tamburi ma canta e suona la chitarra elettrica.
Ecco l’ultima tappa del suo percorso esibizionistico: forse il metodo migliore per un batterista di farsi notare è abbandonare i tamburi e mettersi una chitarra a tracolla.
La sua vita personale è d’altro canto minacciata dalla nuvola nera che continua a seguirlo: egli vive momenti difficili, legati alla scomparsa del padre ed all’ennesimo scandalo giudiziario scatenato dalla morte di un bambino nella piscina della sua villa in California, durante la festa di compleanno del figlio Brandon. Ogni tragedia lascia una cicatrice, ma non intacca l’anima di Tommy, che sembra essersi costruito una corazza di difesa contro gli avvenimenti avversi. Solo nella musica egli trova la vera espressione di un’ incontenibile voglia di vivere e di un’ infinita energia. Nel suo ultimo lavoro da solista, uscito nel 2002, l’ex batterista e leggenda del glam rock raggiunge un nuovo livello compositivo e melodico, oltretutto con notevoli risultati. Le canzoni di
“Never A Dull Moment” ci rivelano un nuovo aspetto di Mr. Lee, quello più intimo e sincero. In “Hold Me Down” le parole sembrano uscire direttamente dal suo cuore e parlarci dei suoi primi quarant’anni di vita, vissuta senza alcuna riserva: “I don’t make everyone happy…it’s ok, I’ve been through this before, it’s nothing new.“ (Anche se non rendo tutti felici…è tutto ok, ci sono già passato, non c’è niente di nuovo).
Nel febbraio del 2005 si apre un nuovo capitolo della storia di Tommy Lee, che lo vede ritornare insieme ai vecchi compagni nei Mötley Crüe. Come andrà a finire? Andrà tutto all’aria, come ogni cosa nella sua vita? Questo potremo scoprirlo solo seguendo le nuove vicende della vita di Mr. Lee, il batterista più esibizionista del mondo.
(Tutte le citazioni contenute in questo articolo sono estratte dall’autobiografia ufficiale dei Mötley Crüe “The Dirt”, Sperling & Kupfer Editori).
PER SENTIRE TOMMY LEE ALLA BATTERIA vi consiglio due album molto diversi tra loro:
1)
“Dr. Feelgood” (1989): produzione galattica di Bob Rock, record di successo & vendite. I Mötley, appena usciti dalla scena glam, ripuliti dalla droga e all’apice della propria maturità compositiva e professionale. Un classico dell’ hard rock. Tommy incide parti di batteria storiche: tra le altre la title track e “Kickstart My Heart”.
2)
“Motley Crue” (1994): l’album più costoso (ancora Bob Rock alla produzione), più sottovalutato, più criticato, disputato e…più riuscito! Vince Neil esiliato e sostituito dal sublime John Corabi, per un sound atipico, compatto, duro, con influenze che spaziano dal grunge ai Pantera. Tommy è all’apice della forma, ogni canzone è un’opera d’arte alla batteria.
Tratto da Drum Club, febbraio 2004
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