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BUDDY RICH - Il genio della batteria

Image«Quello che Paganini fu per il violino, Buddy Rich lo fu per la batteria: semplicemente il più grande artista che abbia mai suonato lo strumento. Lui costituisce un inarrivabile riferimento al quale noi, semplici e mortali batteristi, possiamo solo guardare». Con estrema efficacia il grande Peter Erskine sintetizza il mito di Buddy Rich, considerato da Gene Krupa e dall’unanimità dei percussionisti «il più grande batterista che sia mai esistito». La carriera musicale di questo genio dei tamburi ha inizio quando egli ha solo diciotto mesi di vita e continua fino alla sua morte, nel 1987. Naturalmente ed immensamente dotato di un talento innato, Buddy dimostra nell’arco del suo percorso professionale di saper suonare ogni cosa e ad ogni velocità, nonostante sia certo che egli non abbia mai ricevuto nemmeno una lezione, facendo sempre a meno degli esercizi al di fuori delle sue performances.

 

Buddy Rich - Il genio della batteria
Drummer's Dossier - Le biografie dei batteristi entrati nella leggenda
di Fabio Rapizza
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www.webalice.it/le_duc80

Il seguente articolo è tratto da Psychodrummer, una rubrica che ho ideato per la rivista Drum Club, che analizza i tratti non solo musicali - ma anche umani e biografici - dei batteristi entrati nella leggenda e nel mito.

«Quello che Paganini fu per il violino, Buddy Rich lo fu per la batteria: semplicemente il più grande artista che abbia mai suonato lo strumento. Lui costituisce un inarrivabile riferimento al quale noi, semplici e mortali batteristi, possiamo solo guardare». Con estrema efficacia il grande Peter Erskine sintetizza il mito di Buddy Rich, considerato da Gene Krupa e dall’unanimità dei percussionisti «il più grande batterista che sia mai esistito». La carriera musicale di questo genio dei tamburi ha inizio quando egli ha solo diciotto mesi di vita e continua fino alla sua morte, nel 1987. Naturalmente ed immensamente dotato di un talento innato, Buddy dimostra nell’arco del suo percorso professionale di saper suonare ogni cosa e ad ogni velocità, nonostante sia certo che egli non abbia mai ricevuto nemmeno una lezione, facendo sempre a meno degli esercizi al di fuori delle sue performances.


Una carriera sorprendente
Nasce come Bernard Rich il 30 settembre del 1917. I suoi genitori, Robert e Bess Rich, sono attori di vaudeville, così Buddy cresce in un ambiente artisticamente vario, a contatto con musica, recitazione e danza. Il suo talento straordinario si mette in evidenza in occasione dell’allestimento di uno spettacolo, quando egli non ha ancora compiuto due anni. Racconta sua sorella Jo: «Papà e Mamma erano in teatro alle otto e mezza per le prove della loro parte. Buddy era seduto vicino al batterista che stava suonando. Il musicista ebbe l’impressione che il bambino battesse il tempo: tutti si misero a ridere e il direttore d’orchestra disse che era un caso, ed aggiunse: “Suoniamo un motivo differente”. Suonarono un walzer e Buddy continuò a stare al tempo del walzer».

Ricorda lo stesso batterista: «I miei genitori lavoravano nel mondo dello spettacolo, e fecero un musical nel quale io, che ero molto piccolo, prendevo un coltello e una forchetta e cominciavo a battere il tempo sui tavoli. La cosa però non riuscì come a qualsiasi bambino: io suonai ritmicamente, tanto che il finale fu modificato con un mio assolo ai tamburi». Come W. A. Mozart anche Buddy, all’età di quattro anni, è considerato un bambino prodigio: conosciuto con il nome di “Traps The Drum Wonder”, si esibisce a Broadway e in tutto il Paese con uno spettacolo musicale tutto suo, ed è uno dei bambini più pagati d’America. Nel 1929, all’età di dodici anni, interpreta un cortometraggio per la Vitaphone, e benché le immagini siano andate disperse, l’audio ci riporta una testimonianza notevole e sorprendente del suo estro percussivo.

Col tempo, crescendo, Buddy si sente attratto dal jazz. Lavora nei teatri di Brooklin, ma di sera accende la radio ed ascolta le orchestre di Glenn Grey, Benny Goodman e Count Basie, finché non decide di mettere definitivamente da parte le scarpe da ballo e di dedicarsi completamente al jazz. Comincia a suonare il dixieland con la batteria ed esordisce nel 1937 con l’orchestra della Hickory House di Joe Marsala, un grande clarinettista della scuola di Chicago.

Henry Adler, batterista e didatta, ricorda con precisione le fasi del primo ingaggio di Buddy Rich: «Stavo lavorando al Crystal Cafè di Brooklin con due ragazzi in gamba, quando uno dei miei allievi mi presentò Buddy dicendomi che suonava meglio di Gene Krupa. Sentito ciò, volli subito ascoltarlo. Finita la sua esecuzione gli chiesi: “Dove hai imparato a suonare in quel modo?”. Lui mi rispose: “Non ho mai preso neanche una lezione!”. Fui così impressionato che ne parlai a Joe Marsala, il quale accettò di provarlo con la sua orchestra. Per metterlo alla prova, la band attaccò un nuovo pezzo ad una velocità insolita, ma Buddy lo tenne senza fare una piega. Al termine del brano venne lasciato uno spazio per l’assolo di batteria e alla fine l’intera sala era in visibilio: nessuno aveva mai sentito nulla del genere».
Terminato l’ingaggio con Marsala, Buddy entra nell’orchestra del trombettista Bunny Berigan (1937) ed in seguito lavora con il celebre clarinettista Artie Shaw (1939), fornendo alla sua orchestra una spinta e uno senso dello swing che prima non aveva. Dopo lo scioglimento del gruppo, il batterista è avvicinato da Tommy Dorsey, un suonatore di trombone la cui orchestra è allora conosciuta come “la General Motors del band business”. Rich ed un giovane cantante di nome Frank Sinatra diventano le star di Dorsey e, salvo un’interruzione per il servizio militare, lo sono fino alla fine del 1945.

Tra Frank Sinatra, futuro divo del jazz, e Buddy Rich si stabilisce da subito un’intensa e goliardica amicizia. Il batterista ricorda un divertente episodio risalente a quei giorni: «Nei primi due anni di lavoro abitavo insieme a Frank, che non si lasciava sfuggire l’occasione per prendere in giro qualcuno. Stavamo lavorando al Roof Garden dell’Astra Hotel di New York City, una sera durante la quale io avevo cercato di essere inoffensivo nei riguardi di due orchestrali che sembravano non del tutto all’altezza della situazione. Furono presi di mira da Frank e non potei fare a meno di associarmi ai suoi scherzi. La reazione dei due fu inaspettatamente rabbiosa: lanciarono verso di me una brocca di vetro piena di ghiaccio. Qualcuno mi gridò: “Abbassati!”. Io gli diedi retta e proprio dove un istante prima c’era la mia testa sfrecciò la brocca. Se mi avesse colpito, ora non sarei qui a raccontare questo episodio».

In seguito, dopo esser stato per nove anni un gregario, Buddy pensa che sia giunto il momento di suonare a modo suo, con una propria organizzazione. Proprio il suo compagno di stanza ai tempi di Dorsey, Frank Sinatra, che ottiene un enorme successo a partire dal 1942, finanzia la nascita della prima Buddy Rich Orchestra con venticinquemila dollari. Ne nasce una grande band, ma sfortunatamente l’interesse del pubblico per queste grosse formazioni inizia a registrare un calo. Così il batterista, già conosciuto per le sue straordinarie doti, entra a far parte della celebre formazione dei Jazz At The Philarmonic, lavorando con Dizzy Gillespie, Charlie Ventura e Louis Armstrong. Una garanzia di successo dei concerti dei Jazz At The Philarmonic sono i leggendari duelli tra Buddy Rich e il grande Gene Krupa. Resta indimenticabile in questo senso una storica apparizione televisiva del 1966, che vede i due in un serrato confronto a suon di rulli sul palco del Sammy Davis Junior Show. Tuttavia, nonostante l’apparente rivalità, Gene e Buddy sono uniti da una solida amicizia, che dura fino alla morte di Krupa, nel 1973.
Se non altro, è proprio Gene che presenta all’amico Marie, una giovane e bellissima danzatrice che diverrà sua moglie. Lei stessa ricorda: «Facevo la ballerina in teatro e per il cinema, e per un certo periodo ebbi un contratto per la MGM. Quando incontrai Buddy uscivo con quello che per tutti era il suo rivale, Gene Krupa. Presi anche parte al film George White Scandals, nel quale figurava l’orchestra di Krupa. Fu Gene a presentarmi a Buddy, che il giorno dopo mi chiese un appuntamento, durante il quale mi disse già se lo volevo sposare! Lo facemmo sei mesi dopo in Arizona. La mia vita con Buddy ebbe, come è nella normalità, alti e bassi, ma anche momenti di grandissimo amore. Poco meno di un anno dopo nacque Kathy, che fu una delle nostre più grandi gioie. Come batterista era il migliore, e per i nostri trentacinque anni insieme posso fare un bilancio molto positivo, anche se non mancarono giorni difficili».

Negli anni Cinquanta il jazz vive un momento decisamente intenso. Inizialmente Buddy non trova molto lavoro nei piccoli gruppi be-bop, così gira degli spot con Less Brown e i fratelli Dorsey, dirigendo piccoli gruppi e registrando con tutti i grandi, da Art Tatum a Charlie Parker. Buddy incide poi degli album di canzoni, recita, e per qualche tempo prepara uno spettacolo di night club nel quale, oltre alla musica c’è spazio anche per la danza. In quegli anni, ed in particolare nel periodo compreso tra il 1964 e il 1965, Buddy lavora con l’orchestra di Harry James.

Negli ultimi venti anni della sua carriera, andando contro ogni evidenza, il batterista è determinato a dimostrare che sotto la sua guida può esistere una grande orchestra. Dopo un inizio difficile a Las Vegas, egli riesce a sfondare in un club rock di Hollywood chiamato Chez. Ogni sera la sala è presa d’assalto dal pubblico, e la sua band diviene una delle massime attrazioni. Conosciuto anche per il suo umore caustico e per le sue doti d’intrattenitore, Buddy realizza numerose apparizioni televisive, partecipando al Tonight Show di Johnny Carson, al Dick Cavett Show e al Merv Griffin Show: ciò contribuisce a fare del batterista una vera star. Inoltre egli è grande amico di Jerry Lewis, che è anche il padrino di sua figlia Kathy. Divertente ed assolutamente da ricordare è invece la partecipazione di Rich al Muppet Show, nel 1980, durante il quale egli si confronta con Animal, uno scatenato pupazzo batterista, in un irresistibile duello dietro ai tamburi!


L’innovazione della batteria
Fenomenale e stupefacente sul drum set ad ogni singola esibizione, leader instancabile e sicuro della propria orchestra, Buddy gira il mondo con la sua formazione, regalando emozioni ad ogni spettatore ed infiammando le sale da concerto piene di fans. Negli ultimi anni Rich introduce nel proprio repertorio nuovi brani che presentano influenze rock e dimostrano la sua abilità di adattarsi alle esigenze e ai gusti del suo pubblico. Egli conosce un successo internazionale grazie alla sua celebre rivisitazione di West Side Story, interpretata in una coinvolgente medley.

La semplice definizione di batterista jazz risulta sicuramente limitativa se applicata a Buddy Rich. Dobbiamo infatti considerare che egli ha completamente determinato il vocabolario, lo stile, l’intenzione e anche l’estetica della batteria contemporanea, modificandola come oggi noi la conosciamo. Se infatti si dice che la chitarra rock moderna nasce dalle illuminanti e sovversive esibizioni di Jimi Hendrix, è grazie a Buddy che la batteria compie la propria decisiva rivoluzione, trasformandosi da strumento composito di derivazione orchestrale a propulsore ritmico e dinamico - con velleità solistiche - fulcro e punto di partenza delle formazioni rock e pop. Dunque possiamo affermare che Buddy Rich sta alla batteria come Jimi Hendrix sta alla chitarra.

Le energiche rullate, i soli mozzafiato, gli scambi tra i crash, gli incroci fra rullante, tom e timpano, la configurazione divenuta poi classica del drum set (la disposizione cosiddetta “aurea” con rullante, tom e due timpani) e tutti gli espedienti tipici della musica rock sono stabiliti dall’incredibile Buddy già negli anni Quaranta, peraltro con esiti talmente alti da risultare ineguagliabili.
Non è difatti un caso che Ian Paice e John Bonham - colonne portanti del rock drumming - abbiano sempre citato Rich come loro principale fonte di ispirazione: basta ascoltare e vedere i loro assoli in The Mule e in Moby Dick e confrontarli a quelli di Rich, per capire che altro non sono se non un tentativo di riprendere e riproporre le mosse, le trovate e le invenzioni del celebre batterista.


La ricca eredità
Il 2 Aprile del 1987, Rich muore a seguito di un intervento chirurgico per un tumore al cervello. Il suo vecchio amico Frank Sinatra tiene una toccante commemorazione durante i funerali. Due anni dopo, nel 1989, a New York, si tiene il primo Buddy Rich Memorial Concert, al quale seguono molte altre edizioni. Nel corso di questi prestigiosi concerti i più grandi batteristi del mondo rendono il proprio tributo al leggendario Buddy e si esibiscono in brucianti performances (molte delle quali sono già passate alla storia) e duelli, accompagnati dalla Buddy Rich Orchestra.

Ecco di seguito i pensieri, i ricordi e le suggestioni di alcuni di loro. Queste parole, espresse dai grandi dello strumento, ci ricordano come ogni batterista dovrebbe conoscere, ringraziare ed amare il meraviglioso Buddy Rich, il più grande batterista che sia mai esistito.

“Lo spirito di Buddy Rich rivive in me ogni volta che mi siedo ed inizio a suonare…il pensiero della sua stupefacente abilità naturale e del suo genio mi hanno ispirato continuamente fino ad oggi”. (Dave Weckl)

“Quando scoprii Buddy Rich dovevo avere sei o sette anni, e fui da subito catturato dal suo suono. Divenni immediatamente uno dei suoi più grandi fan. La sua finezza, il fraseggio, l’abilità allo swing e la capacità di condurre la band incoraggiando al meglio i solisti erano davvero grandi. È stato veramente la mia luce guida nei miei primi anni di studi. Ebbi la fortuna di incontrarlo dopo un suo show all’Hemel Hempstead Pavilion, in Inghilterra, nel 1971. Suonai nello stesso posto, una settimana dopo, con la band di mio padre. Ricordo che cercai al centro del palco i segni lasciati dai supporti a punta della sua cassa, per posizionarmi nello stesso punto. Non c’è bisogno di dire che feci un gran concerto quella sera. Il potere dell’influenza!” (Simon Phillips)

“Buddy Rich è stato la mia più grande ispirazione nell’avvicinarmi alla batteria. L’ho visto suonare dozzine di volte. Ogni volta ero stupefatto e spinto ad andare a casa ad esercitarmi. Ho suonato per ore, con le cuffie in testa, accompagnando gli album di Buddy. Il suo modo di suonare vivrà per sempre, ed è stato il più grande batterista che il mondo abbia mai conosciuto”. (Gregg Bissonette)

“Sono stato fortunato: quando ero piccolo mio padre mi portò a vederlo suonare a Cleveland, sei mesi dopo che Buddy aveva subito un quadruplo by-pass al cuore! Egli stupì tutti quanti (come sempre), specialmente considerando le circostanze! Non lo dimenticherò mai…è sempre nei miei occhi, il più grande batterista che sia mai vissuto!” (Eric Singer)

“Buddy Rich è stato, è, e sempre sarà un caso a parte. È stato un regalo donato alla nostra vita, unico in stile, personalità e talento. Sono contento di aver testimoniato e provato tutto questo conoscendolo di persona. È il dio della batteria”. (Kenny Aronoff)

“La concentrazione che raggiungeva ogni volta che suonava, alcuni non la raggiungono in una vita di esercizio! Penso sempre a lui”. (Carl Palmer)

“Buddy Rich è stato un grande batterista, che ha avuto un vero dono da Dio, davvero incredibile. Mi ha ispirato ad essere come lui, ogni cosa che faceva era nientemeno che perfetta. Suonava la batteria al meglio delle sue possibilità; non importa cosa succedesse nella sua vita personale o negli affari, quando si metteva ai tamburi entrava in un mondo differente. Quel mondo che ancora oggi sto cercando di raggiungere”. (John Blackwell).


(Tratto da Drum Club settembre 2005).


Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Giugno 2011 11:44  

Commenti 

 
0 #11 albert marini 2010-07-22 00:14
Tra i batteristi che ho sentito, ne ho conosciuti almeno una decina che erano dotati di un talento e una tecnica mostruose. Ma quel modo di rullare e tutto il modo di condurre l'assolo, non l'ho mai pi? rivisto. Senza vederlo, solo ascoltandolo, posso sentire altra gente che gli somiglia, ma quando vedi come si produce il suono, beh allora una roba come quella non l'ho pi? rivista.
Da vivo l'ho visto alla Bussola, e in sala, quella sera, c'erano un sacco di musicisti, accorsi per carpirne la tecnica o semplicemente per ammirarne la maestria.
Quelli che suonavano con Bruno Martino e Sergio Mendes, che erano l?, si guardavano ogni tanto, e i loro sguardi dicevano tutto.
ciao
alberto rocksessanta memorabilia
 
 
0 #10 Denailon 2009-02-07 00:10
Grazie Buddy Rich !!
ci sono casi in cui il genere umano pu? solo ringraziare e imparare da colui che sposta il limite :-)
 
 
0 #9 Cianodrummer 2009-01-30 21:34
Tutti i pi? grandi batteristi di oggi hanno carpito a questo Signore non solo la sua grande tecnica ma soprattutto le sue spontanee e ammirevoli acrobazie che egli inventava e rinnovava in ogni occasione. Il tutto unito ad una maestosit? espressiva immensa.

Grande Buddy sei la nostra storia.
 
 
-2 #8 Gabriele Vinzani 2008-10-26 14:13
? praticamente il virtuoso della batteria 8)
 
 
-1 #7 massimo ciapparelli 2008-10-20 01:21
Mi spiace non averlo potuto ascoltare di persona , ma far? di
tutto per trovare le sue pi? belle registrazioni ... immenso !
 
 
+1 #6 mirkettone 2008-09-28 22:02
il miglior batterista potrei definirlo un alieno IMPRESSIONANTE nell'eseguzione dei rulli :eek:
 
 
-1 #5 Fabe 2008-09-11 19:26
grandissimo!! ps: ho le sue bakkette!! XD
 
 
0 #4 Giacomo 2008-06-21 12:50
il suo senso del ritmo ? stato ineguagliabile, si notava che era una sua virt?. La scioltezza nei movimenti, ne dava conferma, soprattutto dietro quel grande sorriso che aveva mentre suonava.
Buddy il ritmo fattosi persona
 
 
0 #3 GIACOMO VALENTE 2008-06-13 13:07
IO L'HO SEMPRE AMATO QUESTO UNICO GENIO ESISTITO AL MONDO DELA BATTERIA
 
 
0 #2 Gianpaolo 2008-05-25 19:16
Gi? il titolo " Il genio della batteria " dice tutto poi aggiungiamo le potenzialit? e capacit? e fantasia ecc,ecc.
NON HO PAROLE...
E'UNICO. :-)
 

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