Intervista a Christian Meyer
a cura di Alessandro Grassi
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Hai sempre desiderato fare solo questo mestiere? Avevi altri sogni da ragazzo, altri progetti, o hai focalizzato tutto il tuo impegno nello studio della batteria, in vista di una possibile carriera?
Da ragazzino (tra i 10 e i 14 anni) facevo le gare di sci e vincevo spesso, così ho iniziato ad allenarmi con lo sci club Courmayeur diventando l’unico cittadino insieme ai valligiani del team. Ecco, in quel periodo lo sci e la musica erano le mie passioni totali e non sapevo quale era la più forte anche perchè le vivevo giocando. Poi verso i 15 anni mi sono reso conto che dedicavo molto più tempo alla batteria passando molti pomeriggi in cantina a suonare sui dischi. Ho pensato di voler fare la professione verso i 20 anni. Da quel momento ho focalizzato il mio impegno sullo strumento.
Quali sono gli aspetti positivi e negativi del tuo lavoro? Di cosa faresti volentieri a meno e di cosa no?
Gli aspetti negativi sono: viaggiare in autostrada con un affollamento di Tir che non ha eguali in nessun paese al mondo. Aprire il finestrino al casellante con i miasmi dell’ossido di carbonio della macchina precedente. Mangiare negli Autogrill panini globalizzati e dolci industriali impastati con l’aria della tangenziale di Milano. Mangiare nei ristoranti di fretta ed accorgersi che il tuo fisico vuole la pasta al pomodoro della mamma. Avere sempre tempi strettissimi che non ti permettono di conoscere meglio il luogo e la gente dove suoni. Per esempio l’unica differenza tra un concerto a Cosenza e uno a Padova è l’accento del portiere dell’hotel.
Gli aspetti positivi sono che non ti accorgi di lavorare. Quando torni a casa e guardi il portafoglio pensi: “Tra l’altro mi hanno anche dato dei soldi”.
Più passa il tempo e più notiamo che stai riducendo le dimensioni e le componenti della tua batteria, arrivando pian piano a suonare un set che si potrebbe definire “minimalista”. Ci spieghi il motivo di questo progressivo “smantellamento”? Che pezzi monti al momento?
Mi piace non essere distratto da troppa roba ed ho l’impressione che la mia fantasia sia più stimolata. Al momento uso la Yamaha Junior Kit che mi fa sballare in quanto a suono e dimensioni. Cassa da 16”, Tom da 10”, Timpano a terra da 13”, Rullante Musashi da 13” e tre piatti ride della Sabian. Piuttosto spendo del tempo per fare dei buoni suoni con i miei microfoni Audix che mi danno molte soddisfazioni. 2 panoramici puntati non dall’alto ma lateralmente davanti alla batteria e il D6 alla cassa (i fonici godono).
Come vedi l'accostamento batteria acustica-drum machine che negli ultimi anni si sta riscontrando nell'arrangiamento di molti pezzi che "girano" in radio?
Quando c’è il tiro, mi piace qualsiasi accostamento.
Il problema più comune per noi batteristi è quello di trovare un posto dove poter suonare in “santa pace”, senza preoccuparci del disturbo causato dal rumore – io la chiamo “melodia” – prodotto dai nostri tamburi. So che tuttora studi in una polverosa e umida cantina milanese. Facevi lo stesso all’inizio della tua carriera, o hai avuto anche tu i tristissimi “tempi morti”? Dove si barricava il giovane Meyer per studiare?
Ho sempre ed ho tuttora la menata che la porta della cantina venga aperta da qualcuno che si lamenta dell’orario o del fatto che è tutto il giorno che sente "bum-bum". Devo dire che però ho sempre avuto, salvo qualche caso di ottusità mentale, degli ottimi inquilini.
Ti faccio una domanda particolare, un po’ fuori dal canovaccio delle interviste classiche. Come organizzi i tuoi momenti di studio individuale? Che esercizi fai di solito? Segui un iter ben preciso?
Quando ho un po’ di tempo per studiare, cerco di dedicarmi all’invenzione di nuovi groove e di migliorare il mio modo di accompagnare la musica. Mi registro sulle basi e verifico queste cose.
Quali sono i rudimenti che utilizzi di più sul set? Più in generale, cosa ritieni fondamentale nel bagaglio tecnico di un buon batterista?
Io utilizzo molto l’uno a uno, il due a due ed il press. Penso che tutti i rudimenti legati a loro siano fondamentali per avere un buon fraseggio sullo strumento.
Hai mai pensato alla pubblicazione di un metodo o un DVD "firmato" Christian Meyer?
Ho idee abbastanza buone per un mio DVD ma ad oggi non ho avuto ancora delle proposte serie da parte di un produttore. Per serio intendo un produttore con un budget decente. Con 1000 euro non riesci a fare un DVD. Sono attento alla qualità delle mie cose e non vorrei mai realizzare materiale scadente tanto per farlo. Sono in attesa e penso che prima o poi arriverà l’occasione.
Che consiglio daresti ad un batterista autodidatta (per scelta o necessità)?
Un autodidatta dovrebbe farsi dare da un amico batterista qualche esercizio di tecnica, di indipendenza e studiarli con il metronomo a tutte le velocità. Poi dovrebbe suonare sulle basi (ottime quelle di Dave Weckl) e registrarsi continuamente, tutti i giorni. Poi dovrebbe fare ascoltare ai suoi amici batteristi le registrazioni e gli esercizi di tecnica.....poi commentare insieme e ripartire da capo.
Quali sono i pezzi del vastissimo repertorio degli “Elii” a cui sei più legato (e perché)?
A me piace la varietà e questa cosa la trovo continuamente nei brani del gruppo, se devo dire un brano che mi emoziona molto, forse TVUMDB perchè ha delle armonie molto raffinate.
Quanto importante è per l'evoluzione artistica di "Christian Meyer", la collaborazione con maestri come Enrico Rava, Mauro Negri, Ellade Bandini e tutti i grandi con cui hai condiviso "momenti musicali"?
Lavorare con gente diversa è come viaggiare tanto. Si aprono gli orizzonti e la tua testa diventa più elastica. Sei più pronto ad accettare le diversità musicali e caratteriali delle persone.
Sei convenzionalmente conosciuto più come “Christian Meyer batterista di EELST” che come “Christian Meyer batterista del Power Trio”. Eppure vedo con piacere che il tour con gli amici Faso&Menconi sta riscuotendo un ottimo successo. Vuoi parlarci un po’ di questo progetto?
Il Trio Bobo è un gruppo che sfrutta al massimo la nostra potenzialità di musicisti. Se volete vederci all’opera al 110% eccovi serviti. Con Elio e Le Storie Tese non mettiamo in opera l’improvvisazione ritmica in tempo reale che si esalta nel trio.
Come tante altre cose, anche la musica in Italia sta diventando un bene per ricchi: i cd costano sempre di più, altrettanto gli ingressi a concerti e manifestazioni musicali. Voi “Elii” state risalendo il fiume controcorrente, con la riuscitissima iniziativa del CD Brulé. Cosa vi ha spinto a prendere questa decisione? Sai se altri artisti seguiranno il vostro nobile esempio? E le case discografiche, come reagiscono?
L’idea del CD Brulè è nata dal nostro manager Marco Conforti. Nell’occasione di un concerto a porte chiuse per la Deutsche Bank, tenuta al Blue Note di Milano, si voleva regalare qualche cosa in più agli ospiti.....ed ecco l’idea di masterizzare in serata un “Elio e Le Storie Tese live al Blue Note” e consegnare le copie agli invitati all’uscita del locale. Un successone. Da qui è partita l’idea di farlo sempre. Io non sopporto i finti direttori artistici delle case discografiche in genere. Sono spesso degli incompetenti musicali che non rischiano mai (non sanno valutare la musica e la qualità) ed agiscono solo se vi è un rientro immediato di soldi. Scusate ma sono alquanto incazzato perchè è dal 2002 che bussiamo alle porte delle varie case discografiche per farci produrre uno splendido disco della Biba Band e sentiamo solo grandi promesse e nessun fatto. Oggi abbiamo deciso di autoprodurcelo.
Un messaggio libero agli amici batteristi di DrumsPortal?
Scusatemi se non mi inserisco nelle vostre chat, ma è solo un motivo di tempo. Mi piacerebbe condividere con voi i vostri sogni che poi sono gli stessi miei. Saluti a tutti.
Foto: Riccardo Guadagnoli
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