Intervista a Brannen Temple
a cura di Alessandro Grassi
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English Version -->Brannen Temple Interview
Desideravo da tempo fare un’intervista ad uno dei batteristi che più mi hanno colpito in questi ultimi anni,
Brannen Temple. Da quando lo vidi condividere il palco con
Eric Johnson nel tour del G3, mi sono appassionato a questo affascinante musicista. Il seguente scambio di battute, per breve che sia, rappresenta la realizzazione di un mio piccolo sogno. Grazie, Brannen.
Da quanti anni suoni la batteria? Come hai scoperto la passione per questo strumento?
Suono la batteria da 25 anni. Ho capito sin dagli inizi che suonare la batteria era quel che volevo fare nella vita. Tra l’altro, per un ragazzo timido come me era anche un modo per far sentire la mia voce, il mio grido! La cosa divertente è che invece oggi passo la maggior parte del mio tempo suonando generi soft!
Ricordi qualcosa dei tuoi primi passi nel mondo della batteria?
Certo che ricordo! Sembrava esser facile …molto più facile di quanto non lo sia ora! Sebbene tutt’ora io cerchi di suonare seguendo il cuore e lasciando spazio al trasporto del momento, quand’ero agli inizi non cercavo di suonare con l’impulso del momento …suonavo proprio in maniera totalmente spontanea e impulsiva! Questo è stato il primo passo importante! (È una felice confidenza!).
Hai cominciato subito a studiare, o all’inizio hai preferito suonare in libertà e divertirti?
Ho iniziato studiando. E tutt’ora studio e assorbo nuovi approcci e nuove tecniche. Non posso e non voglio adagiarmi solo sulle mie qualità, innate o acquisite.
Quando hai capito che la tua passione poteva diventare una professione?
Come ti dicevo prima, ho capito sin da adolescente che volevo portare la mia passione a diventare anche la mia professione. Ho dei genitori adorabili, e ho avuto e ho il supporto di maestri formidabili che mi hanno guidato e mi han dato il coraggio di arrivare al punto a cui son giunto oggi.
Guardando al passato, quali sono i tuoi modelli di ispirazione?
Il direttore del coro della Chiesa Battista Ebenezer di Austin, Texas, dove sono cresciuto. Il suo nome era Deshòn Boyd, un musicista grandioso che mi ha dato i miei primi lavori. Una persona davvero splendida. È morto anni fa. Anche le mie sorelle mi hanno ispirato: suonavano tutte uno strumento, e anch’io volevo in un certo senso portare avanti la tradizione di famiglia.
Sono stato e sono ispirato anche dai Jackson 5, da James Brown, da Prince, dalle canzoni dei Funkadelic “Not Just Knee Deep” e “One Nation Under A Groove” (ogni volta che le sentivo non stavo più nella pelle!). Poi Lionel Hampton (con Franky Dunlop alla batteria), Buddy Rich, Clifford Brown e Max Roach. E poi ancora Larry Blackman dei Cameo, Jellybean Johnson della band The Time, Steve Jordan, Ralph Peterson, Fred White degli Earth, Wind and Fire. E tanti altri!
E oggi? C’è qualche tuo collega che apprezzi in particolar modo?
Sono tantissimi! Tutti i grandi, quali Elvin Jones, Art Blakey, Tony Williams, Billy Higgins, etc..e, che tu ci creda o no, in passato come oggi sono stato e sono musicalmente e ritmicamente influenzato da innumerevoli bassisti! Si, proprio i bassisti, la nostra controparte nella sezione ritmica. Per esempio Verdine White degli Earth, Wind and Fire, James Jamerson, Anthony Jackson, The Funk Band Slave (dall’Ohio), Larry Graham, Phil Bowler (Terrence Blanchard, Wynton Marsalis), Marcus Miller…e tantissimi altri!
Come batteristi, oggi…adoro JJ Johnson. Siamo cresciuti assieme, e l’ho coinvolto in una band con due batteristi che ho chiamato Hot Buttered Rhythm. Lui suona con il chitarrista e compositore John Mayer; con Doyle Bramhall, con Charlie Sexton, e un pò anche con Lenny Kravitz.
Un altro batterista che mi piace è Earl Harvin, di Dallas, un texano ora trasferitosi a Los Angeles…è un batterista così fresco e naturale! Ottimo musicista! Suona con Seal, i The The, Eagle Eye Cherry e molti altri.
Poi Sean Rickman, di Washington D.C. (suona con Steve Coleman, con i Dappy Theory, i Maxwell, la Me’Shell Ndegeocello). Sean è un amico: abbiam lavorato assieme, lui suonava la sua chitarra (alla “Eddie Van Halen meets Alan Holdsworth”), e io dietro alla batteria. Ha delle idee così sciocche!
Infine Terreon Gully, un amico di St. Louis che adesso vive tra New York e Atlanta, ottimo swing e grande batterista con Christian McBride, David Sandborn e molti altri.
Com’è nata la collaborazione con Eric Johnson?
Viviamo entrambi ad Austin, in Texas, città dove sono nato. Abbiamo avuto un primo incontro nel breve periodo in cui ho vissuto a Memphis, nel Tennesse, e lui era di passaggio. Poi abbiamo suonato assieme ad Austin, in alcune situazioni, e lui s’è poi fermato lì. Più tardi, prima del tour del G3 (tour 1996, nda), mi ha chiesto di partecipare ad un’audizione, e così ci siamo trovati.
Che cosa ricordi con maggior piacere dell’esperienza del G3?
Il catering del cibo!
Sono felice ed onorato di esser presente in quei cd, video e dvd, ma francamente quel tipo di musica (di tutte le bands) era troppo forte per me! In fin dei conti, ripensandoci, è stato tutto perfetto. Tanta gente seria che ha lavorato duramente e che soprattutto ha creato una situazione meravigliosa.
So di un tuo attuale progetto a cui dedichi molto tempo e risorse, i Blaze. Vuoi parlarci un po’ di questa band?
Questa band ha subito diversi mutamenti. Negli anni ’80 era un quintetto jazz modellato sull’esempio delle band di Donald Harrison e Terrence Blanchard. Successivamente ho scelto di indirizzare il sound verso uno stile groove soul, più rilassante. Con queste sonorità, ho realizzato un disco, nel quale ha suonato in quattro tracce il mio vecchio “boss guitarist” Robben Ford.
Ora la line up è composta da Ephraim Owens alla tromba, Phillipe Vieux al sax tenore e al flauto, Yoggie al basso elettrico, Dj Nick Nack ai dischi e io alla batteria. Abbiamo registrato e pubblicato 3 dischi, e gli ultimi due sono disponibili su www.cdbaby.com. Ne abbiamo anche un altro, pronto per la pubblicazione, si spera prima possibile (non appena una casa discografica ci contatterà, o non appena avrò abbastanza soldi per farlo uscire io!). Il nostro sound è un misto di jazz, hip-hop, funk, con qualche sfumatura di elettronica.
Al momento hai altre collaborazioni in corso? Quali?
Ho un altro album pronto per la realizzazione. Si tratta di un cd da solista, composto da 12 brani scritti da me. Non è esattamente un cd da batterista della serie “suono tutto quello che so fare”. È basato più sugli interscambi strumentali all’interno della band, un lavoro decisamente introspettivo, strettamente legato agli stati d’animo.
Hai mai suonato in Italia, o collaborato con musicisti italiani?
In Italia ho suonato con il chitarrista Robben Ford nel 2000. Non ho lavorato con musicisti italiani…per adesso!
Conosci qualche batterista italiano?
Sono desolato, ma no, non ne conosco.
Hai in programma alcune date nel nostro paese?
Mi piacerebbe poter dire di si, perché adoro i luoghi che ho visto in Italia. Purtroppo però, non ci sono date in programma.
Cosa consiglieresti a chi volesse iniziare a suonare la batteria, e a coloro i quali volessero intraprendere la carriera di professionisti?
Siate sempre umili e di cuore aperto. Suonate, suonate, suonate. Anche quando non avete un concerto o una scadenza in vista, c’è sempre del lavoro da fare… ascoltare musica, scrivere musica, trascrivere musica, qualsiasi cosa! Siate seri e applicatevi nello studio, ma non pensate troppo. E divertitevi!
Brannen Temple
è endorser delle seguenti marche: Fibes drums, Sabian cymbals,
Acquarian drumheads, Vater sticks and brushes, Rhythm Tech percussions.
Website: http://www.brannentemple.com/
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