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STEFANO ROSSINI - BATUQUE PERCUSSION - Recensione

Stefano Rossini - Batuque Percussion
di Massimiliano Cerreto
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E’ già difficile poter ascoltare dischi in cui sia dominante la presenza delle percussioni. Ma trovarne uno in cui, ad eccezione della voce, vi è sola presenza delle percussioni e della batteria è quasi impossibile. Un vuoto che, seppure è comprensibile da un punto di vista strettamente commerciale, è assolutamente ingiustificabile da un punto di vista artistico.  Ma, per fortuna, c’è sempre qualcuno che ha il coraggio di andare controcorrente: Stefano Rossini. E’ lui l’autore e l’interprete di un album profondamente e intimamente percussivo intitolato ”Batuque Percussion”.

Per capire il senso di questa opera discografica è necessario, però, raccontare del suo autore. Stefano Rossini è un multipercussionista ed un didatta (insegna presso l'Accademia Romana di Musica e tiene clinics e seminari in Italia e all’estero - Nda) che vanta un numero davvero impressionante di prestigiose collaborazioni artistiche. Nel suo curriculum figurano, infatti, i nomi di Ray Mantilla, Lionel Hampton, Toquinho, Toninho Horta e Iris De Paula, solo per citarne alcuni. Aldilà delle altrettanto importanti esperienze nella musica leggera (Gino Paoli, Ornella Vanoni), è già possibile capire, dai nomi menzionati precedentemente, che l’artista è molto vicino alla cultura afrobrasiliana, e da sempre.

Qual è il senso, allora di “Batuque Percussion”? Innanzitutto, si tratta di un progetto di ampio respiro volto a divulgare e diffondere, seppure in modo non rigorosamente filologico, le differenti tradizioni percussive afrobrasiliane. Ossia un lavoro di promozione culturale, che è iniziato diversi anni prima della realizzazione del disco omonimo. Da un punto di vista strettamente letterale, Batuque è una parola portoghese che designava un vasto insieme di ritmi originario dell’Africa. Da questa parola, deriva il termine ‘Batucada’, che indica musica per soli strumenti a percussioni.

E il primo brano è dedicato proprio alla ‘Batucada’. Grazie alla tecnica delle sovraincisione, Stefano Rossini è riuscito a ricreare l’atmosfera tipica che si respira in una scuola che si prepara a sfilare nel sambodromo. "La Batucada nasce dall’esperienza delle scuole di Samba. A sua volta, la parola ‘Samba’ deriva dalla parola africana ‘semba’ che, in dialetto portoghese, significa ‘umbigada’ ossia “ombelico”. La danza originaria era circolare, e prevedeva che i partecipanti arrivassero a toccarsi l’ombelico" (Stefano Rossini).

Da un atmosfera festosa ad un’altra più intimistica, seppur non meno coinvolgente. E’ la volta di “Foresta e Maracatù”. In questo brano, vengono ricreati, attraverso le percussioni, i suoni tipici della foresta amazzonica. “Il Maracatù, cui è anche dedicata la composizione, è uno dei ritmi più antichi della tradizione africana, e veniva suonato in occasione dell’incoronazione dei re Si è sviluppato in Brasile, nello Stato di Pernambuco. Più in particolare, nella sua capitale, Recife (nord-est) (Stefano Rossini). Da segnalare il particolarissimo suono del berimbau.

La cultura brasiliana ha subito notevoli influenze anche in un passato non remoto. Ne è esempio quel ritmo che viene comunemente denominato “samba reggae”. A queste influenze moderne, risalenti agli anni ’70, è dedicato il terzo brano. “Il samba reggae è frutto di un movimento socio-culturale nato in Brasile per la parità del popolo nero” (Stefano Rossini).


Con “Peles e Tambores”, la composizione successiva, l’obiettivo di Stefano Rossini è quello di porre in evidenza i profondi legami tra la matrice ritmica africana e la sua evoluzione in Brasile. Il sottotitolo è, infatti, ‘Clave di Rumba’. Siamo noi che attribuiamo etichette e nomenclature, ma l’origine è una sola” (Stefano Rossini).

Accanto agli strumenti a percussioni, esiste un altro strumento che ha un grandissimo potere evocativo: la voce umana. Infatti, nel quinto brano di questo bellissimo “Batuque Percussion”, troviamo la splendida voce di Noemi Nori (voce e cori). La composizione è un medley di tre successi del noto Milton Nascimento. “Ho voluto rendere omaggio ad un grandissimo autore e musicista riproponendo tre brani che lui stesso ha composto solo per voce e tamburi. Il mio arrangiamento, volto ad evidenziare l’uniformità ritmica e percussiva dei diversi strumenti, è una testimonianza di quanto sia aggregativi e comunicativo il linguaggio della percussione nella musica popolare brasiliana”. (Stefano Rossini).

Dalla molteplicità degli strumenti ad una composizione in cui, ad essere protagonista, ne è uno solo: il pandeiro. Anzi, i paindeiros. Questo perché ne sono stati suonati all’incirca una decina. “Ho voluto omaggiare questo strumento, forse ancora poco conosciuto, perché mi ha dato davvero tanto nella mia carriera professionale” (Stefano Rossini). Molto importante è anche il valore della ‘Ijexa’, il ritmo con cui vengono accompagnati cerimoniali di festa e preghiere, e a cui è dedicato il brano successivo, “Querido Ritmo”.

Per chi ama la batteria, poi, è assolutamente da ascoltare “A Bateria Pequena”. Ma perché “piccola batteria”? Non certo per le misure dei tamburi usati da Stefano Rossini, ma perché “la bateria” indica, abitualmente, un ensemble di percussionisti che può arrivare anche a oltre 300/400 persone. “La batteria è uno strumento che erroneamente consideriamo statico e definito: nel linguaggio della musica popolare, invece, rappresenta un insieme di strumenti multitimbrici” (Stefano Rossini).

A chiudere il disco è “Batuque…bat, bat…”, una traccia di soli 45 secondi. Una sorta di sintesi della batucada, che è suonata con pochi strumenti simultaneamente, e anche un arrivederci. In conclusione, l’opera di Stefano Rossini, oltre a denotare un grandissimo lavoro di ricerca e un indubbio talento musicale, ha un valore culturale enorme. Chi ama i tamburi proprio non può rinunciare a un disco così.

“Batuque Percussion” può essere acquistato online sul sito:
http://www.stefanorossini.net/


Note sugli strumenti musicali impiegati nella realizzazione di “Batuque Percussion”
- Surdo: tamburo dalla tonalità. Determina, con la sua pulsazione, la struttura di base, la cadenza e la velocità d’esecuzione di ogni ritmo.
- Caixa: tamburo dalla tonalità media. Tesse la struttura ritmica continua e sincopata che si sovrappone alla struttura di base determinata dalla sezione dei surdi.
- Repique, tamburo dalla tonalità media. Ha la funzione di riempire ed arricchire l’andamento d’insieme producendo figure o combinazioni ritmiche, variazioni ed assoli.
- Tamborim: il tamburo più piccolo degli strumenti a percussione dalla tonalità acuta. Molto usato nelle Scuole di Samba per completare e arricchire le ritmiche delle scuole stesse.
- Ganzà: idiofono a scuotimento interno che serve da collante per tutte le ritmiche di tamburi.
- Shekeré: strumento a scuotimento esterno costituito da una rete di semi o altro materiale, che risuonano su una zucca grande che fa da corpo dello strumento.
- Pandeiro: tamburo con pelle e sonagli molto utilizzato nella musica popolare brasiliana.
- Cuica: tamburo a frizione, di origine africana, anticamente utilizzato per la caccia ai leoni. Ha, all’interno, un paletto il cui sfregamento produce un suono caratteristico e affascinante.
- Berimbau: è un cordofono a percussione. Si tratta di un bastone di legno piegato ad arco da una corda metallica. Una zucca, che è collegata al bastone stesso, fa da cassa di risonanza. La corda viene percossa da una bacchetta e un caxixi (sonaglio a scuotimento).

Queste informazioni sono tratte dal sito www.stefanorossini.net

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Dicembre 2006 14:37  

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