DRUM ART - Il Suono della Perfezione - www.drumart.it
Intervista - Factory Tour - Test
(Settembre 2004)
Foto e testo di Massimiliano Cerreto
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Ma come suona un rullante dello spessore di 3cm? Questa la prima domanda che mi sono posto, quando sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questi speciali tamburi. Grazie a Drumsportal ed alla cordialissima ospitalità di Silvano Biancucci, il titolare della Drum Art e l’inventore di quella che ritengo una rivoluzionaria tecnica costruttiva nel mondo dei tamburi, ho potuto trovare, finalmente, la risposta alla domanda iniziale. Inizia così a Petritoli (Ascoli Piceno), dove ha sede il laboratorio artigianale, il mio viaggio alla scoperta dei segreti di alcuni tra i rullanti più belli che abbia mai suonato...
INTERVISTA
Petritoli è un paese delle Marche, immerso nel verde e a due passi dalla più nota località di Monterubiano: il paese natale di Silvano Biancucci. Un luogo dove vive gente autentica, genuina, e che, a differenza di quanto avviene nelle grandi città, lavora tanto, ma senza stress! E Silvano Biancucci è proprio così: una persona vera, innamorata del proprio lavoro, ma che non ha mai perso il senso delle cose che contano davvero. Cose come la musica, ad esempio. Silvano Biancucci è, infatti, anche un batterista autodidatta (con un grande “timing” naturale) ed è noto per il suo lavoro di ebanista che svolge da quasi trent’anni. E, quindi, non è un caso che sia così richiesto da alcuni dei migliori arredatori italiani per via dei suoi mobili: tutti realizzati a mano, tutti costruiti usando solo essenze pregiate. Poi la svolta. Alcuni anni fa, stanco dei prodotti che, purtroppo, ci propone il mercato degli strumenti musicali, decide di costruirseli lui i tamburi. Lui che il tamburo lo conosce bene visto che, da ragazzo, suonava anche nella banda del paese...
Quando hai incominciato a lavorare il legno?
Avevo circa 15 anni (oggi ne ha 42 nda), c’era un laboratorio d’intaglio a mano in una Chiesa di Monterubiano, e da allora non ho mai smesso! Dieci anni dopo, nel 1987, ho messo su la mia azienda, la “GBT Arredamenti” che, ben presto, si è imposta nel mercato.
A cosa pensi sia dovuto il successo della tua azienda?
La qualità. La qualità, in tutte le cose, ha il suo valore. Ed è alla qualità che penso anche quando costruisco i miei tamburi.
Già, i tamburi. Ma perché, hai voluto iniziare a costruire tamburi in un mercato, quello italiano, dominato prevalentemente da prodotti industriali, e sul quale insistono anche numerose aziende artigianali?
Perché volevo andare oltre i limiti imposti dal mercato. Volevo andare aldilà dei prodotti industriali, che devono il loro successo più a sapienti campagne di marketing che ad un’effettiva qualità dei loro prodotti. Volevo andare aldilà dei prodotti artigianali che, il più delle volte, subiscono forti condizionamenti imposti dal mercato. Inoltre, considero i miei tamburi non come prodotti, ma come creazioni. Questo, per me, è il vero spirito dell’artigianato. I miei sono tamburi per chi, come me, è stufo di scendere a compromessi. E poi quale azienda al mondo garantisce a vita i propri rullanti? Io si. Io lo posso fare perché sono sicuro del mio lavoro. Inoltre, quello per la batteria, è un amore che ho da sempre, da ancor prima di diventare ebanista.
La tua passione per la batteria ti ha portato anche a studiare musica?
Anche se ho avuto la fortuna di studiare solfeggio ritmico con il M° Dante Mircoli (primo flauto dell’Orchestra di Santa Cecilia di Roma e nativo di Monterubiano - nda) e di suonare il rullante nella banda del paese, sono fondamentalmente un autodidatta per quanto riguarda la batteria.
Torniamo alla Drum Art, quando è incominciata la tua avventura nel mondo dei tamburi?
La Drum Art nasce ufficialmente nel 2002, grazie anche alla collaborazione del percussionista e batterista Antonio Guidotti. Ma i primi veri “esperimenti” risalgono a qualche anno prima.
Sono molte le particolarità dei tuoi tamburi, dal fusto spesso ben 3 cm all’utilizzo del sistema di costruzione a doghe incrociate; ce ne parli?
Un fusto molto spesso garantisce caratteristiche sonore che, per me, sono importantissime: una nota fondamentale decisamente elevata, una risposta della cordiera immediata ed un attacco ed un volume maggiori rispetto ai tamburi in multistrato. Io utilizzo doghe di legno dello spessore di circa 3,2 centimetri che, una volta terminata la lavorazione, mi danno un fusto di circa 2,8 cm.
Un fusto così spesso dovrebbe privilegiare le frequenze alte, ma ho notato che la risposta sulle basse frequenze è sempre, in ogni caso, decisamente sorprendente…
...qualcuno ha evidenziato delle similitudini acustiche con i rullanti in metallo, ma il feeling ed il calore è quello tipico del legno. Inoltre, il rullante in metallo tende ad essere muto al centro mentre i miei rullanti suonano in ogni punto della pelle. Pensa, ho fatto dei test in un laboratorio specializzato, e la risposta in frequenza dei miei rullanti è risultata superiore a quella di tutti gli strumenti delle altre marche. Non faccio nomi, ma posso dirti che in questo laboratorio vengono eseguiti test anche su prodotti di marchi internazionali.
Alcune delle caratteristiche sonore di cui hai parlato non sono anche presenti, più in generale, nei tamburi in legno massello?
Si, ma con un’importante differenza: il rullante in legno massello ottenuto rollando un unico strato di legno tende a perdere molto sulle frequenze basse data l’eccessiva rigidità del fusto, e soprattutto per la necessaria presenza di bordi di rinforzo, che frenano ulteriormente la vibrazione.
Ho provato molti rullanti in legno massello e tutti avevano i bordi di rinforzi. Ciò è dovuto al fatto che i bordi servono a non fare deformare la struttura…
...infatti. I bordi sono necessari poiché il legno massello tende a deformarsi per via degli agenti atmosferici e del tempo: il legno è una materia viva! Così ho deciso di realizzare una struttura più elastica e, per fare questo, ho voluto adottare il sistema delle doghe incrociate. Ogni doga, infatti, presenta degli intagli laterali all’interno dei quali viene inserita un’anima dello stesso legno del tamburo. In questo modo ottengo una struttura solida e, allo stesso tempo, elastica.
Come mai la superficie interna del fusto non è arrotondata, ma poliedrica?
Uno dei difetti più comuni nei rullanti costruiti con il sistema a doghe è l’eccessiva produzione di alte frequenze. Una superficie poliedrica interviene direttamente sulla rifrazione del suono all’interno del fusto e permette di far risaltare anche le basse e medie frequenze. E questa è anche la ragione per cui l’interno del fusto non è lucidato, ma lasciato naturale. Esternamente, invece, sono disponibili, su richiesta, tutti i tipi di finitura desiderati.
Da un punto di vista estetico, una delle cose più evidenti è la forma dei blocchetti…
...ci sono persone a cui tale forma piace molto, e altri a cui non piace. Io sono comunque soddisfatto del mio lavoro in ambo i casi. Potevo copiare la forma creata da qualcun altro, ma ho preferito realizzare un qualcosa che fosse solo e soltanto mio. Inoltre, i blocchetti sono pieni ossia non vi sono camere d’aria all’interno delle quali il suono ha modo di disperdersi.
Una delle ricerche più comuni da parte dei costruttori, è quella di realizzare blocchetti a massa ridotta; non pensi di essere in controtendenza?
Premesso che andare controcorrente è sempre stata una mia prerogativa (sorride), la massa di un blocchetto, e persino il tipo di finitura, possono incidere sul suono di un tamburo di pochi millimetri di spessore, non certo sui miei! (sorride). Se me lo permetti, vorrei aggiungere che tutte le parti meccaniche sono di fabbricazione artigianale ad eccezione dei cerchi, disponibili a tripla flangia oppure in metallo presso fuso (Die Cast) e della macchinetta tendicordiera. Sulle cordiere ci saranno, prossimamente, delle grandi novità, ma che non voglio anticipare.
Quali sono i fattori che, invece, possono influire sul suono dei tuoi rullanti?
Innanzitutto il tipo di pelle che viene montata. Ho provato personalmente tutte le pelli disponibili sul mercato, e per ogni rullante ho individuato quelle che garantiscono prestazioni migliori. Alle persone che hanno scelto Drum Art, e sono tanti, consiglio fare diverse prove e, soprattutto, di suonarli. Il legno che non viene suonato s’irrigidisce e vibra meno. Un’altra cosa che determina la particolarità del suono dei miei tamburi è il tipo d’intaglio dei bordi. E’ incredibile come si possa modificare il suono finale di un tamburo intervenendo esclusivamente sull’inclinazione dei bordi. Ma la mia tecnica d’intaglio è una “ricetta” segreta!
La tua è un’azienda giovanissima; che risposta hai già avuto da parte dei batteristi?
Ottima. Il rullante modello Gabriele Bianchi, un rullante da 14”x8” in Padouk, è usato persino dall’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano. E dalla lista dei miei endorsers, tutti professionisti affermati, è facile comprendere che i miei tamburi possono essere impiegati in qualsiasi genere musicale: dalla musica classica al pop.
Sul badge d’ogni rullante è possibile leggere: «Drum Art - Professional Snare Drum by Silvano Biancucci». Si tratta di un messaggio molto diretto e chiaro, ma pensi che il pubblico sia disposto ad investire nell’acquisto dei tuoi rullanti?
E’ questa la mia sfida: creare rullanti professionali. E per fare questo uso solo legni di qualità, stagionati dai 3 ai 12 anni in condizioni naturali. E per fare questo lavoro affinché ogni tamburo sia unico. Sono orgoglioso dei miei endorsers, ma sono felice anche del fatto che batteristi con minore esperienza siano in grado d’intuire differenza tra i miei rullanti e la maggioranza dei prodotti in commercio. Adesso ti faccio io una domanda: quanti rullanti hai usato? - ''Il primo era un rullante in metallo in dotazione ad una batteria economica mentre il secondo era in legno, ma di scarsa qualità. Il terzo è parte del set che ho ancora oggi, ma il fusto è verniciato internamente e perde molto sulle basse frequenze. Così ne ho comprato un altro artigianale che suona molto bene, ma la lavorazione è imprecisa. Accordarlo è davvero molto difficile. Infine, ne ho uno in metallo, ma lo uso come side snare perché è un 13x3,5'' - Ecco, se fai il conto di quanto hai speso complessivamente, comprendi che avresti potuto comprarne uno solo, e non avere bisogno di cambiarlo mai. Apparentemente i miei rullanti possono apparire costosi, ma fanno risparmiare un sacco di soldi (sorride). I prezzi sono comunque allineati con quelli di altri strumenti di fascia professionale.
Alla Drum Art, oltre ai rullanti, vengono costruite anche delle bacchette; come mai ha voluto iniziare anche questa “avventura”?
Le bacchette sono il prolungamento delle nostre mani eppure sembra quasi che ci dimentichiamo che le nostre mani vanno protette. Alcune bacchette vendute oggi, infatti, costano molto e non sempre sono perfette come dichiarato. Inoltre, alcune possono anche causare dei seri traumi alle articolazioni. Non me la sono sentita di far finta di niente e così ho scelto di produrre bacchette che avessero un prezzo contenuto e, allo stesso tempo, una qualità superiore. Al momento produco due line principali: le 5B modello Marcello Surace (attualmente collabora con Andrea Braido) e le 2B. E’ gia in fase di costruzione anche un modello di 5A. Anche in questo caso la produzione è interamente a mano e non ne produco mai più di 40/50 paia al giorno. E pensa che c’è una scuola di Roma che me ne ha già ordinate 400 paia! Le mie bacchette, sia per i costi, sia per le loro caratteristiche, sono pensate per i ragazzi più giovani.
Progetti futuri?
Ho intenzione di costruire anche delle batterie e di continuare a migliorare le mie creazioni. Poi, grazie anche alla collaborazione del mio endorser Marcello Piccinini (attualmente impegnato in tournèe con l’artista sanremese Linda - nda), ho intenzione di promuovere la cultura musicale nelle scuole e tra i giovani. Adesso vieni che ti mostro le fasi della lavorazione. Non tutte però. Anche io ho i miei segreti (sorride)...
FACTORY TOUR
In un angolo del laboratorio artigianale, accanto ad un macchinario, ci sono delle tavole di Padouk. (Foto 1)
Foto 1
Su mia richiesta, Silvano Biancucci mostra il taglio di una tavola (Foto 2). Non vi nascondo che una lama rotante, vista da vicino, non è per niente rassicurante!
Foto 2
Dal taglio della tavola si ottiene un listello di legno che viene piallato e squadrato tramite la piallatrice meccanica. (Foto 3)
Foto 3
Dai listelli ottenuti si procede a diverse fasi di lavorazione (alcune sono segrete) che portano alle realizzazione delle doghe. Le doghe vengono poi curvate affinché, una volta montate, possano formare un fusto circolare. In questa fase, anche un piccolissimo errore può compromettere la perfetta circolarità del fusto. Ma prima che le doghe - già curvate ed intagliate ai lati al fine di potervi inserire nel mezzo le anime in legno - vengano incastrate, esse sono accoppiate in base al colore. (Foto 4)
Foto 4
Nella foto qui sotto c’è un particolare dell’anima in legno. (Foto 5)
Foto 5
Le doghe, unite dall’anima di legno, vengono incollate con una speciale colla vinilica inventata dallo stesso Silvano Biancucci. Nella foto 6 uno degli artigiani della Drum Art mentre procede alla fase del montaggio.
Foto 6
I fusti ottenuti, prima di essere torniti esteriormente manualmente, vengono stretti con delle fasce metalliche per il periodo dell’asciugatura della colla. Anche qui, un piccolo errore di regolazione delle fasce metalliche può compromettere la perfetta circolarità. Ad un certo punto Silvano Biancucci decide di mostrare la solidità dei rullanti salendoci sopra. Francamente, non ho mai visto un rullante resistere al peso di un uomo di circa 100 Kg. (Foto 7)
Foto 7
Ecco alcuni esemplari in attesa di essere torniti esteriormente. Tornitura che, ricordiamolo, avviene manualmente. (Foto 8)
Foto 8
Successivamente alla fase della tornitura manuale dell’esterno del fusto, il rullante è pronto per essere forato al fine di montare i blocchetti. Per tale operazione viene usata una dima di legno costruita dallo stesso Silvano Biancucci. (Foto 9 e 10)
Foto 9
Foto 10
Qui sotto un particolare dei blocchetti solidi ideati da Silvano Biancucci e delle viti. Da sottolineare l’impiego di viti a passo “6” (ossia di dimensioni maggiori rispetto a quelle tradizionalmente usate, che sono da 5,75) perché garantiscono una migliore tenuta dell’accordatura. Sempre al fine di migliorare l’accordatura ed evitare che una eccessiva produzione di armonici le rondelle usate sono di un materiale plastico più resistente del nylon. (Foto 11)
Foto 11
La sede della cordiera (gli incavi ai lati del fusto nei punti ove passa la cordiera) è davvero molto poco pronunciata e viene realizzata carteggiando a mano la parte interessata. Tutto ciò per non compromettere la sensibilità della cordiera stessa. Nella foto 12, un particolare del blocchetto che servirà come attacco posteriore della macchinetta tendicordiera e lo sfiatatoio che, dato il particolare spessore del fusto, è stato anch’esso appositamente realizzato.
Foto 12
Ed ecco in anteprima (Foto 13) il prototipo della batteria Drum Art. Quella che vedete è in Acero, ma io mi sono già prenotato per una in Padouk. Perché in Padouk? Scopritelo nella sezione Test...
Foto 13
Infine, una foto di Silvano Biancucci che posa avendo come sfondo alcune delle sue più belle creazioni, e alcune sono già vendute!

TEST
E’ proprio vero: i rullanti Drum Art, a prescindere dalla tipologia di legno impiegato e dalle dimensioni, hanno un volume sorprendente, un’ottima sensibilità della cordiera ed un notevole sustain. Altra caratteristica da sottolineare, e non è meno importante, è la precisione dell’accordatura, che è garantita da ben 10 blocchetti per i modelli da 14” pollici e da 8 blocchetti per quelli da 12”. E non è facile trovare in commercio rullanti da 12” con ben otto blocchetti. Durante la mia visita erano in fase di costruzione anche rullanti da 10”. Ancora in tema d’accordatura, è opportuno precisare che, data l’alta densità dei fusti, è possibile ottenere il suono desiderato con pochissimo sforzo ed una tensione media o, addirittura, medio/bassa delle pelli. Il mio personale consiglio è, infatti, di iniziare generalmente da una tensione minima di entrambe le pelli, e poi trovare la regolazione preferita agendo con piccole variazioni di un quarto di giro per ciascun tirante. E’ inoltre possibile, ed è la prima volta che mi capita, accordare le pelli alla stessa identica tensione. Ma la bellezza dei rullanti Drum Art, è anche nelle diverse tipologie di suoni che essi offrono. Aldilà dell’acero, il legno comunemente più utilizzato per la costruzione di tamburi professionali, Silvano Biancucci ha, infatti, sperimentato, e con successo, anche l’impiego d’altri legni. Tra questi, pur non figurando in catalogo, c’è il Pero: un legno con delle caratteristiche musicali affini a quelle dell’Abete (la tipologia di Abete con cui vengono costruiti i violini) e con un timbro chiaro, asciutto e definito. Vediamo adesso più da vicino alcuni dei modelli che ho potuto provare.
La Noce Motenia (legno d’origine africana): un legno di una densità molto elevata con un’ottima risposta sulle frequenze alte e medie. Per quanto riguarda le basse frequenze, questa tipologia di legno garantisce un’ottima corposità anche nel caso di rullanti di profondità limitata come il 14”x4”. Un altro modello che mi è piaciuto tantissimo è il 12”x6”. Pensare a questo rullante esclusivamente come ad un side snare è indubbiamente limitativo. La profondità di 6 pollici ed il suo volume ne permettono un uso anche come rullante principale, e non solo in generi quali l’etnica e la jungle, ma anche nel rock!
Acero (legno d’origine americana): il legno più richiesto è senza dubbio l’Acero. Questo per la sua chiarezza tonale, per il suono caldo ed avvolgente. Ma l’Acero che usa Silvano Biancucci difficilmente lo troverete in commercio. Si tratta, infatti, di “Hard Maple”: il più costoso e pregiato. Ho provato il modello da 14”x5,5” e sono rimasto impressionato non solo dal volume, ma anche dal bilanciamento sonoro. Molto spesso accade, infatti, che l’Acero abbia un suono troppo proiettato sulle alte frequenze, ma il rullante della Drum Art, a qualsiasi regime d’accordatura, garantisce sempre un ottimo equilibrio tra le frequenze alte, basse e medie.
Padouk (legno d’origine africana): non sarò obiettivo: il Padouk è il mio legno preferito! Si tratta di un legno con un’ampia gamma tonale, un suono molto squillante seppure dal timbro leggermente più scuro rispetto a quello dell’Acero. I rullanti che ho avuto la possibilità di provare sono tre:
- 14”x8” modello Gabriele Bianchi. Si tratta di uno strumento eccezionale sul quale è montata una cordiera da ben 42 spire ed una pelle battente Evans con dei microfori (Genera Dry). Questa pelle battente permette sia di avere un suono più asciutto e definito rispetto a quello offerto da una più comune Remo Ambassador Coated (sabbiata), sia - data la presenza dei microfori - un suono più breve e controllato. Per rendersi conto delle caratteristiche sonore di questo incredibile rullante ci sono solo due possibilità: o provarlo personalmente (scelta consigliata) oppure assistere agli spettacoli dell’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, e anche questa non sarebbe una cattiva idea.
- Ma se il vostro cuore batte rock allora il 14”x5,5” è il vostro rullante. Nulla impedisce, variando l’accordatura, di ottenere dei suoni jazz, ma è nel rock, che questo rullante da il meglio di sé.
- Campione di versatilità è il 14”x4,5”. Un tamburo che, grazie al suo timbro naturale, si presta ad essere utilizzato per qualsiasi genere musicale. Senza alcuna eccezione.
Imbuia (legno d’origine brasiliana): molti hanno scritto dell’odore del legno. Ma pochi ne conoscono il profumo. E l’Imbuia, una tipologia di Noce del Brasile, ha la particolarità di essere un legno molto odoroso. Il suo suono va contro ogni legge della fisica. Colpendo ai lati della pelle (non necessariamente facendo uso del rimshot) si ascolta una nota molto elevata. Colpendo al centro, ed è qui il “miracolo sonoro”, si ottiene un suono profondissimo. Ho testato il 14x5,5 e ritengo che sia il rullante con la gamma tonale più ampia che abbia mai ascoltato. Anche qui, la scelta del genere musicale in cui impiegarlo dipende solo da voi.
Infine, vorrei ringraziare personalmente Silvano Biancucci e la sua famiglia per l’ospitalità. Ed un pensiero affettuoso va ai suoi figli, Alberto e Matteo, che hanno tutte le carte in regola per diventare (se studiano) degli ottimi batteristi. Ma hanno tutta la vita per pensare a cosa fare da grandi. Io, ad esempio, esco, incontro gente, faccio fotografie, e suono i tamburi: i migliori del mondo!
Per maggiori informazioni: www.drumart.it
Telefono/Fax: 0734 658421
| < Prec. | Succ. > |
|---|






![Home[img]](/images/stories/menuico_home.png)
![DP Network[img]](/images/stories/menuico_network.png)
DP Social
DP Forum
DP Ads
DP Newsletter![News[img]](/images/stories/menuico_news.png)
![Drummers[img]](/images/stories/menuico_drummers.png)
![Reviews[img]](/images/stories/menuico_reviews.png)
![Lessons[img]](/images/stories/menuico_lessons.png)
![DrumLinks[img]](/images/stories/menuico_drumlinks.png)
![Media[img]](/images/stories/menuico_download.png)
![Search[img]](/images/stories/menuico_search.png)