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CHRISTIAN MEYER - YAMAHA DAY 2004 - Intervista & Recensione

E’ un dato di fatto: Christian Meyer è il batterista preferito dei lettori di Drumsportal. In un recente sondaggio, è stato, infatti, eletto quale miglior batterista nella categoria “All around”.

Yamaha Day 2004 - Christian Meyer
di Massimiliano Cerreto
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yamaha_day_meyer_drumsportal_01E’ un dato di fatto: Christian Meyer è il batterista preferito dei lettori di Drumsportal. In un recente sondaggio, è stato, infatti, eletto quale miglior batterista nella categoria “All around”. Ma cosa significa essere un batterista “All around”? Dalle pagine del suo sito ufficiale http://www.christianmeyerdrums.com/, il batterista milanese, risponde, e non senza autoironia, che (forse): «Vuol dire che giro ovunque, o vuol dire che sono il migliore del gruppo musicale “all around” o vuol dire miglior batterista degli autogrill». Più difficile, invece, rispondere ad altre domande: ma come si diventa Christian Meyer? Come si fa ad essere così versatili e, allo stesso tempo, avere uno stile unico e sempre riconoscibile? A chiederselo, centinaia di batteristi, professionisti e non, che hanno partecipato, il 27 novembre scorso al suo seminario presso il mega store “La Cicala” http://www.lacicala.it/. L’evento era intitolato “Yamaha Day” in quanto, oltre a Christian Meyer - unico endorser internazionale delle batterie del marchio nipponico - hanno avuto luogo anche altre dimostrazioni degli strumenti giapponesi. A precedere il seminario, infatti, l’esibizione del bravissimo vibrafonista jazz Luigi Vitale. Presentatore della serata, il nostro Yuri Carapacchi che, con la simpatia che lo contraddistingue, ha esordito con: «E adesso accogliamo con un caloroso applauso questo giovane batterista che sta cercando di farsi strada nel mondo della musica…».

Incominciamo dal nome, anzi dal soprannome; perché all’interno della band degli “Elio e le storie tese” ti chiamano “Millefinestre”? Sarà, forse, per la creatività con cui ti muovi all’interno della quadratura ritmica?
Christian Meyer: in realtà, “Millefinestre” nasce dalla storpiatura di una parola-saluto giapponese: “minasan” (trad. salve a tutti quanti). Noi elii lo avevamo modificato in “minasanesque” e salutavamo così; poi alcuni fans avevano capito male.
Così, da minasanesque, hanno iniziato a chiamarmi “millefinestre”. Tutto nacque da un concerto che tenemmo ad Osaka, in Giappone, nel 1992. Comunque, i miei nomi, generalmente, li inventa Faso, e mi tormenta ripetendomeli in continuazione. Soprattutto nei momenti meno adatti. Ho anche i soprannomi di “Quarillo” e “Il batterista Bobo”. Ad esempio, il “Trio Bobo” è il nome del nostro trio (Faso - bass, Alessio Monconi - guitars, Christian Meyer - drums).

Che musica interpreti con il "Trio Bobo”?
Ti rispondo con la frase che facemmo stampare sulla locandina del nostro primo concerto nel 2002: «Il Trio Bobo presenta brani accattivanti che spaziano dal jazz elettrico ad influenze africane». Ora abbiamo anche un repertorio di brani originali che sono stati incisi su un cd che uscirà a marzo 2005. Il cd lo venderemo tramite il sito di Elio e le Storie Tese e sarà anche distribuito nei negozi.

Quali sono le principali differenze tra il tuo modo di suonare con “Elio e le storie tese” e quello con il “Trio Bobo”?
La musica con “Elio e le Storie Tese” è molto pensata e poco improvvisata. E’ come interpretare delle partiture di musica classica. La capacità di emozionarsi e di emozionare il pubblico è, quindi, legata alle differenze che distinguono ogni esecuzione. Con il “Trio Bobo”, invece, c’è molta più spazio per l’improvvisazione. Nonostante ciò, con Faso e Alessio Monconi, abbiamo scelto di dare maggiore attenzione all’esposizione dei temi e a momenti di invenzione a tre piuttosto che ai singoli soli. Anzi, i soli cerchiamo di farli più corti possibile: due Chorus al massimo!

Da cosa deriva questa scelta?
Considero l’aspetto improvvisativo molto importante, ma ciò che dà veramente emozione all’ascoltatore, prima ancora dei soli, è il groove. E’ sul groove che concentro la mia attenzione. Si può fare un solo “groovando” senza esagerare con continui fraseggi. Questo vale secondo me anche per gli altri strumenti. Negli ultimi anni trovo i miei assoli di batteria sempre più noiosi. Comunque, se volete sentire dei meravigliosi soli di batteria, vi consiglio di ascoltare Andrè Ceccarelli.

yamaha_day_meyer_drumsportal_02Oggi hai suonato un brano in big band. Ami i batteristi di quel periodo?
Certo. Tra i miei miti, e da sempre, vi sono Buddy Rich e Gene Krupa. Già da bambino, ero così innamorato della loro musica che fotografo le copertine dei loro dischi, e fotocopiavo anche le foto al loro interno. Tutto ciò, semplicemente, per avere il maggior numero di loro fotografie. Ero pazzo.

A proposito di grandi orchestre, ci parleresti della “Biba Band”?
La “Biba Band” nasce, nei primi anni ’90 e non è una big band ma un quartetto sdoppiato: due bassisti, due batteristi, due tastieristi, due percussionisti, e con l’aggiunta di una sezione fiati e voci. L’idea di formare questa tribute band dei “Weather Report”, che è composta dai migliori nomi della scena milanese, fu di Faso, Paolo Costa, Alex Baroni e Maxx Furian durante una vacanza musicale all’Elba. Accanto a loro si sono aggiunti Demo Morselli, Naco, Daniele Comoglio, Claudio Pascoli, Massimo Greco, Massimo De Domenico, Stefano Bollani, Roberto Cecchetto, Alberto Borsari, Bebo Ferra, Pacho e Marco Fadda, Vittorio Cosma, Paola Folli, Stefano De Maco, Francesca Tourè, Barbara Boffelli, Roby Conti, Jantoman, Elio e me.

Avete mai inciso un disco insieme?
La difficoltà nel riunire così tanti musicisti, e tutti con dei propri progetti da portare avanti, comporta che riusciamo ad esibirci pochissime volte l’anno.  Però, in occasione di tre concerti nel febbraio del 2001, presso "La Dopa" di Cassano d'Adda, e grazie al mitico ingegnere del suono Rodolfo "Foffo" Bianchi, siamo riusciti a realizzare un disco che è in attesa di pubblicazione. Verrà prodotto dalla Hukapan (Elio e le Storie tese), e se questa volta non esce nel 2005 la colpa sarà soltanto nostra!

Rimanendo in tema di super gruppi, perché non ci racconti della tua esperienza con la “La Drummeria”?
Penso che far parte de “La Drummeria” sia il sogno di ogni batterista. Finalmente siamo noi a decidere cosa suonare, e senza quei vincoli derivanti dagli arrangiamenti imposti dal cantante o dal direttore artistico. Tra noi batteristi (a parte qualche discussione costruttiva) si sta bene, e la risposta del pubblico è sempre ottima. Abbiamo anche inciso un disco dal titolo “Live
in mono”. Infine, aldilà del feeling, un importante elemento che ha giocato da collante fra di noi è l’aver studiato con il grandissimo Maestro Enrico Lucchini: un autentico punto di riferimento per intere generazioni di batteristi del centro e nord Italia.

Dagli studi con il M°Lucchini, che valore dai alla tecnica?
Sono consapevole che i batteristi, soprattutto quelli più giovani, siano fortemente condizionati da essa. Oggi, il mio obiettivo è comunicare, “arrivare” agli ascoltatori, e non mi spaventa l’eventualità di fare piccoli errori. Per me, oggi, è importante essere comunicativi, musicali e originali sul proprio strumento.

E, in tema di originalità, non accade tutti i giorni che un gruppo musicale partecipi ad un film di Rocco Siffredi (“Rocco e le Storie Tese”)…
Da noi è stata vissuta come un’esperienza di arricchimento. Ora sappiamo come si gira un film porno, e rispettiamo di più i veri attori porno. Non tutti hanno la stoffa per farlo! Ti confesso che la cosa più hard che ho fatto è stata, da ragazzo, andare a letto con il metronomo acceso. Pensavo mi aiutasse ad acquisire, a livello subliminale, un timing migliore!!

Quale è lo strumento più sexy?
Non c’è uno strumento più sexy. Il groove è sexy! Quando uno strumento “groova” bene, parte immediatamente un messaggio sessuale alle giovani donne in sala che vi ascoltano. Alla fine del concerto le troverete più disponibili nei vostri confronti.  Però bisogna “groovare” bene!

yamaha_day_meyer_drumsportal_03Ma quanto acchiappa un batterista?
I batteristi, mediamente, si piazzano al terzo posto, dopo il cantante ed il chitarrista.

Che batteria usi attualmente?
Tra quelle che uso di più, c’è la Yamaha Junior Kit, progettata da Manù Katchè. Il suono è molto buono e ha il timpano a terra che mi appaga molto. La cassa è la migliore 16” che ho provato ad oggi. Ne approfitto per ringraziare Piero Panetta, il product specialist delle batterie Yamaha per la sua assistenza tecnica, che è qui con me anche questa sera. Io e lui lavoriamo assieme da 10 anni. I piatti sono Sabian, le pelli Evans e le bacchette Vater. Per la Vater ho firmato due tipi di bacchette: le “live tour model" (5A), che uso con Elio e Le Storie Tese e nelle situazioni “power”, e le "live club model” (5A) che, essendo in maple, hanno un volume più moderato e vanno bene per i locali.

Adesso veniamo ai “consigli per i più giovani”; cosa puoi suggerire ai tanti che vorrebbero diventare bravi come te?
Innanzitutto capire se essere un batterista è quello che si desidera davvero…

…come?
Se il numero di riviste batteristiche supera quello dei giornali porno, siete già a buon punto. Io leggevo spesso le riviste per batteristi e le leggo ancora oggi. Ho persino imparato a leggere l’inglese con “Modern Drummer”. Ne approfitto per aggiungere che, questa estate, Rick Van Horn, in qualità d’inviato del celebre magazine, è venuto a Laigueglia e ha realizzato un servizio su noi italiani pubblicato nel numero di dicembre 04 (in copertina c’è Louie Bellson). Così, la magia di Naco ed il Percfest sono diventati internazionali! Infine, aldilà di invitare i ragazzi a non andare a letto con il metronomo perché non serve a niente, il consiglio più grande che mi sento di dare è quello di cercare di avere un buon carattere. Non rompete le scatole e, soprattutto, non lamentatevi mai.

Infine, una domanda di rito: progetti futuri?
Sto organizzando un tour all’estero con Elio e le Storie Tese. Con La Drummeria, stiamo collaborando con i Percussionisti della Scala per un progetto discografico e live. Loro sono bravissimi, e ci stimolano moltissimo. Dal punto di vista della lettura, loro sono l’università e noi l’asilo. Proprio per questa ragione, saluto ed abbraccio tutti gli amici di Drumsportal, e i batteristi in genere, e vado a studiareee!

Si ringrazia Michele Zullo e tutto lo staff de “La Cicala” per la cortese disponibilità.

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Febbraio 2007 16:19  

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