Enrico Lucchini (11 novembre 1934 - 7 luglio 1999), batterista ed insegnante tra i più quotati in Europa. Nasce ad Omegna in Provincia di Verbania, musicista autodidatta, è a Parigi dai maestri Dante Agostini (autore di metodi di solfeggio) e il grande batterista Kenny Clarke, che vedono in lui quello che impostò ed introdusse in futuro nella sua famosa scuola.
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Enrico si fece notare per la sua eccezionale capacità di apprensione e intuizione musicale e ritmica, divenendo collaboratore di questi maestri, dai quali apprese la tecnica, le idee e soprattutto le malizie del mestiere, in pratica fu un insegnamento che utilizzò con intelligenza per proprio conto, quando a sua volta divenne insegnante. Enrico Lucchini, giunse a Milano negli anni Settanta e i metodi dello studio pratico della batteria in Italia si trasformò. Sua, di Lucchini, è l’evoluzione di una giusta e esatta tecnica, sconosciuta prima o legata alla fantasia del momento, principalmente però era un modo di insegnare personalissimo, impostando un metodo indiscutibilmente rivoluzionario e tuttora indicato da molti docenti. Lucchini istintivamente, nel suo raffinato insegnamento, intuiva l’allievo indirizzandolo ad impegnarsi in base alle personali inclinazioni, caratteristiche e capacità, senza imposizioni, avviandolo con metodi classici e musicali jazzistici sulla situazione d’apprendere. Il suo insegnamento era naturale e personale, la batteria diventava una parte del corpo. In realtà ogni suo allievo che ebbe (certamente quasi tutti di quelli diventati importanti) possiede e manterrà per sempre il suo proprio personale stile musicale, la cosiddetta “cavatina". Lucchini fu un grande insegnante e psicologo nel capire cosa poteva possedere caratterialmente l’allievo e saperlo realmente esprimerlo. Un maestro di batteria ma anche di vita, per far diventare musicista e uomo onesto e sincero. Lucchini era convinto con giusta ragione che non esistevano differenze sostanziali tra gli stili della grande musica jazz che avevano fatto la sua storia nel tempo; anche se qualche insegnante sosteneva il contrario. Per Lucchini il batterista già dall’inizio sino alla sua completa formazione, la quale continuava sempre e pertanto mai finita, proseguiva spontaneamente in virtù degli studi e delle esperienze musicali. Lucchini sapeva trovare ispirazione dai primordi del jazz a quello dell’ultimo momento, per eseguire le sue impareggiabili ritmiche e fraseggi eccezionali. Unico il suo inimitabile “scia ba da” sul ride (piatto grande). Uomo, “ruspante”, semplice, naturale, generoso, e disponibile, musicista però alquanto dispotico nella scelta dei pezzi da eseguire (tanto da non volersi talvolta esibire). Aneddoto diventato storico è il suo rifiuto, in occasione di una importante serata culturale presso il Castello di Galliate (No), alla presenza di noti musicisti, autorità e politici a livello nazionale, di esibirsi per suonare per una mazurka.
I suoi jazzisti di riferimento: Elvin Jones e Roy Haynes, con un sacro rispetto per tutti coloro che avevano fatto la storia del jazz. Lucchini con questo suo insegnamento aveva trasmesso ai suoi allievi la cultura di questa musica, basilare per diventare batteristi a 360 gradi.
Il maestro Lucchini, muore per un tumore ai polmoni era un fumatore incallito, in quel di Brolo, una splendida località sul Lago di Orta, sopra alla sua amata Omegna, lascia la moglie, il fratello Enzo fenomenale chitarrista e tanti conigli e galline di cui era un appassionato allevatore nella sua casa fattoria.Tutti i grandi e semplici dilettati batteristi e non solo italiani, lo ricorderanno sempre.
Giampietro Danesi
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